Tanto tuonò che piovve. Dopo i segnali d’allarme arrivati dall’Europa League, anche in campionato il Milan di Ruben Amorim è costretto a fare i conti con la prima sconfitta stagionale. Il 4-2 incassato a San Siro contro il Bologna interrompe l’imbattibilità rossonera dopo nove giornate, ma soprattutto porta alla luce fragilità che, nelle ultime settimane, erano già emerse con una certa frequenza.
In Europa e con l’Atalanta i primi segnali
La classifica e i risultati in Serie A avevano finora rappresentato il principale punto di forza del percorso di Amorim. Una continuità di risultati che, però, non sempre era stata accompagnata da altrettanta continuità nelle prestazioni. Le sconfitte europee, in particolare quella pesante contro il Bournemouth, avevano già evidenziato difficoltà nella gestione dei momenti della partita, disattenzioni difensive e una squadra ancora alla ricerca di un’identità precisa. Poi l’Atalanta, una vittoria col brivido che mette in luce una doppia faccia di un Milan che va in vantaggio 3-0 ma poi rischia il tracollo e solo Maignan salva da un 3-3 che sarebbe stato una beffa allucinante.
E il Bologna li trasforma in sconfitta
Contro il Bologna, nonostante il vantaggio del primo tempo, il Milan non ha mai dato la sensazione di avere realmente il controllo dell’incontro. Nel secondo tempo, di fatto, non scende in campo. Una gestione scellerata dei cambi fa il resto e la rimonta rossoblù mette a nudo tutte quelle che sono le difficoltà di una squadra apparsa poco lucida, stanca e incapace di reagire quando le cose si mettono male. Sensazioni confermate dallo stesso Amorim nel post partita.
Il tecnico portoghese, infatti, non ha nascosto le difficoltà dei suoi, ammettendo di aver percepito una mancanza di energia e lucidità fin dal primo minuto, persino quando il Milan era avanti nel punteggio. Parole che fotografano una condizione preoccupante, soprattutto perché arrivate dopo una partita nella quale i rossoneri si sono fatti travolgere nel giro di pochissimi minuti, senza trovare le contromisure necessarie.
Amorim ha parlato di stanchezza, spiegando come questa abbia inciso non soltanto sul piano fisico, ma anche sulla capacità di pensare e interpretare il gioco. Un’ammissione che apre inevitabilmente una riflessione anche sulla gestione delle risorse e sulle scelte dell’allenatore, perché se la squadra è in difficoltà già dall’inizio, diventa fondamentale riuscire a leggere la partita e intervenire prima che sfugga definitivamente di mano.
L’emergenza un alibi, ma… ora non si può più sbagliare
L’emergenza infortuni rappresenta certamente un’attenuante, ma non può spiegare tutto. Il problema non è soltanto aver perso l’imbattibilità, quanto il modo in cui è arrivata la sconfitta. Una squadra apparsa scarica, poco lucida e incapace di gestire i momenti delicati della partita, nonostante il doppio vantaggio. Le assenze pesano, soprattutto in un calendario così fitto, ma non possono diventare l’unica chiave di lettura di una prestazione che ha evidenziato limiti già intravisti nelle settimane precedenti.
E il calendario, adesso, non concede tregua. Sabato c’è il derby contro l’Inter, probabilmente l’appuntamento più complicato che potesse arrivare in un momento del genere. Amorim dovrà provare a recuperare qualche elemento dall’infermeria, ma soprattutto ritrovare energie mentali, equilibrio e compattezza in una squadra che sembra aver smarrito parte delle certezze costruite in campionato. Perché una stracittadina non ammette distrazioni e rischia di amplificare ulteriormente le difficoltà di un gruppo già messo a dura prova.
Il derby può rappresentare l’occasione ideale per una reazione d’orgoglio, ma anche trasformarsi in un altro passaggio delicatissimo della stagione. Con il rischio sprofondamento. I campanelli d’allarme avevano già suonato in Europa, contro il Bologna, per la prima volta, si sono fatti sentire anche in campionato. Ora toccherà ad Amorim dimostrare che il suo Milan è in grado di ascoltarli e reagire, prima che diventino qualcosa di più preoccupante.



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