Ci sono problemi che una squadra si porta dietro per mesi e problemi che esplodono di colpo, nel momento in cui la coperta si accorcia. Quello della corsia destra, per il Milan, appartiene alla seconda categoria. Da qui alla sosta mancano cinque partite, la rosa è ridotta all’osso e la domanda che circola è semplice solo in apparenza: chi giocherà a destra e, soprattutto, con che modulo?
Il punto di partenza è un elenco di assenze e di mezze certezze. Chukwueze e Saelemaekers non sono disponibili, Moreira, pure, in quella zona del campo non offre per ora le garanzie necessarie, Hutchinson non sembra ancora pronto per un livello di partita che chiede continuità e personalità. Quando si tolgono i nomi, restano i moduli e la scelta diventa quasi filosofica: adattare gli uomini al modulo o il modulo agli uomini.
Chi vuole difendere l’impianto attuale, il 3-4-2-1 di cui si parla sulla carta più che nella sostanza dei novanta minuti, ha di fatto una sola strada. Musah adattato a tutta fascia è la soluzione che garantisce corsa, equilibrio e coerenza con ciò che la squadra ha provato fin qui. Non è la scelta più brillante, ma è quella che costa meno in termini di rivoluzioni: si cambia un interprete senza toccare la geometria. Il rischio, ovviamente, è chiedere a un centrocampista di fare un mestiere che richiede cross, uno contro uno e lucidità negli ultimi metri, e di farlo per cinque gare in fila.
Più interessante, e più ambiziosa, è la strada del 4-3-3. Riportare Pulisic a destra significherebbe restituirgli la posizione in cui ha già fatto vedere il meglio di sé: palla sul piede forte o sull’altro, ingresso dentro il campo, attacco della profondità senza dover rincorrere nessuno. Cambierebbe però il peso della squadra, perché una linea a quattro in difesa e tre centrocampisti chiederebbero un assetto diverso nei movimenti, nelle distanze e nelle coperture sulla fascia opposta. Sarebbe un cambio di abito a stagione in corso, con tutto ciò che comporta.
La terza via è quella del compromesso intelligente: un 4-4-2 mascherato, che sulla lavagna ha il disegno di un modulo e in campo ne ha un altro. Musah largo a destra, un esterno sinistro di vocazione offensiva, Moreira, Pulisic o Cisse a seconda del momento, e una seconda punta che giochi vicino a Ramos, ruolo in cui potrebbero ruotare proprio Pulisic o Cisse. Ne uscirebbe una squadra più corta, più legata, capace di difendere in due linee compatte e di allargarsi in fase di possesso senza perdere riferimenti davanti. A questa variante se ne affianca una ancora più sottile: Rabiot allargato a sinistra, come accadeva con la Francia, con Pulisic a destra, e il tutto modulabile in base alle richieste della partita. È la soluzione che chiede più lavoro sul campo di allenamento, ma anche quella che offre più risposte tattiche a seconda dell’avversario.
Il filo che unisce le tre opzioni, a ben vedere, è sempre lo stesso: non esistono soluzioni gratuite. Musah a destra toglie qualcosa al centrocampo, Pulisic largo sposta il baricentro offensivo, il 4-4-2 travestito chiede intese che si costruiscono solo con le ripetizioni. In un calendario più generoso si potrebbe sperimentare: qui, con cinque partite e pochissimi cambi, ogni esperimento deve funzionare al primo tentativo.
Per questo la scelta dirà molto su che tipo di squadra vuole essere il Milan in questo tratto di stagione. Se prevarrà la prudenza, vedremo Musah adattato e il 3-4-2-1 difeso fino in fondo. Se prevarrà l’ambizione, vedremo Pulisic tornare dove era più pericoloso e un’idea di gioco più verticale. In entrambi i casi servirà una certezza: che a destra, da qui alla sosta, qualcuno si prenda la fascia e non la lasci più.


