Walter Novellino ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche dei suoi anni al Milan e della riconoscenza per i rossoneri. Di seguito le sue parole.
Novellino sull’arrivo al Milan
«Mi voleva l’Inter, Sandro Mazzola fece di tutto per portarmi ad Appiano. A Milano ero diventato interista, Jair era il mio idolo. Il Milan offrì di più».
Sull’essere stato etichettato il sostituto di Rivera
«In realtà giocavo all’ala destra e con Rivera convivemmo benissimo, nel ’79 vincemmo lo scudetto della stella. Appena arrivato, Nils Liedholm mi tese un tranello, mi mostrò tutte le maglie e chiese: “Walter, tu quale numero vuoi?”. Non ci cascai: “Mister, decide lei chi gioca e chi non gioca”».
Sul dramma della figlia vissuto a Milano
«Michela, la nostra primogenita. Aveva pochi mesi, batté la testa sullo spigolo di un comodino. Venne operata a Pavia, si salvò, ma il colpo limitò la sua capacità di parlare, ne compromise il linguaggio. E’ autonoma, ma si esprime in un modo tutto suo, scherzando la chiamiamo la tedesca. Ringraziamo Dio per avercela mandata, ha unito ancora di più la nostra famiglia. Non smetterò mai di essere grato al Milan e a Liedholm: per mesi mi permisero di rimanere in ospedale con Michela a Pavia fino al giovedì, andavo a Milanello il venerdì. Un’umanità encomiabile. Abbiamo un’altra figlia, Valentina: lei lavora a banca Mediolanum».
Su Baresi
«Sembrava musone, era simpa-ticissimo. Faceva battute, prendeva in giro noi “vecchietti”».


