Una lunga, lunghissima, sosta per le Nazionali ferma il Milan e tutti gli altri club di Serie A. L’occasione, dunque, è giusta per fare un primo mini-bilancio delle prestazioni della rosa rossonera fino a questo momento, dopo sei partite giocate tra Campionato ed Europa League.
Il focus odierno è su Mario Gila. Quando il Milan ha investito circa 27 milioni di euro per strappare Mario Gila alla Lazio, in molti hanno storto il naso nonostante una certa esperienza: a Roma si era costruito la fama di uno dei centrali più solidi e personali della Serie A. A sei partite dall’inizio della stagione, quella scommessa sembra già ampiamente vinta, al punto che c’è chi lo considera, insieme a Diego Moreira, il vero colpo dell’estate rossonera.
Il dato che più racconta l’impatto dello spagnolo è tanto semplice quanto eloquente: nelle prime uscite stagionali, con Gila in campo il Milan non ha praticamente mai subito gol, incassando reti solo nei minuti finali delle sfide contro Torino e Juventus, quando il centrale era già stato sostituito. Un rendimento da protagonista assoluto, costruito su una fisicità imponente, sul tempismo negli anticipi e su una lettura delle situazioni che gli ha permesso di annullare più di un attaccante avversario, dal debutto contro il Torino fino alla prova solida nel 2-2 di Roma contro la sua ex Lazio, gara in cui è stato l’unico dei primi turni a completare l’intera partita.
Ma Gila non è soltanto un difensore che si limita a marcare stretto. Rúben Amorim lo ha reso un elemento centrale della manovra, un centrale che accorcia con aggressività, esce dalla linea per aggredire l’avversario e partecipa con personalità alla costruzione dal basso, caratteristica che lo distingue nettamente dagli altri centrali della rosa rossonera. È un difensore “da battaglia”, come è stato definito da più addetti ai lavori, capace di guidare il reparto anche in un contesto tattico completamente nuovo rispetto a quello vissuto in biancoceleste.
Il rovescio della medaglia, in queste prime sei giornate, riguarda la tenuta fisica. Gila è stato costretto a uscire anzitempo in più di un’occasione, tra crampi e affaticamenti muscolari: prima contro il Torino, poi contro il Venezia, infine anche nella trasferta di Torino contro la Juventus. Un campanello d’allarme che si aggiunge a un precedente non proprio incoraggiante, visto che nella scorsa stagione con la Lazio, da febbraio in avanti, era stato sostituito sette volte in dieci partite. Un tema che diventa ancora più delicato considerando che dietro di lui, con Matteo Gabbia, il Milan può contare solo su un numero ridotto di alternative centrali, tra Tomori, Terracciano e Diawara.
Cosa aspettarsi, allora, dopo la sosta? Il primo obiettivo per lo staff medico rossonero sarà capire se i problemi fisici accusati da Gila nascano da uno strascico dell’infortunio muscolare rimediato in ritiro oppure da un carico di lavoro ancora da gestire meglio, magari dosando le energie in vista di un calendario che, tra Campionato ed Europa League, si farà sempre più fitto. Sul piano del rendimento puro, difficilmente ci si aspettano cali: lo spagnolo ha dimostrato di potersi ambientare con naturalezza in un contesto nuovo, diventando in poche settimane un punto fermo difficilmente sostituibile nello scacchiere di Amorim. Se il Milan riuscirà a preservarlo fisicamente, distribuendo meglio i suoi minuti nelle partite meno probanti, Gila ha tutte le caratteristiche per confermarsi, partita dopo partita, l’acquisto più prezioso e sottovalutato dell’ultima campagna acquisti rossonera.


