Adel Taarabt ha parlato da doppio ex alla vigilia di Milan-Benfica. Le dichiarazioni più interessanti del marocchino al sito della Gazzetta dello Sport, appena ritiratosi dal calcio giocato.
ADEL NE SA PARECCHIO!
«Conosco Amorim dai tempi del Benfica, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un allenatore top: ha grande classe ed è molto diretto. Se c’è da mettere qualcuno fuori rosa, lo fa senza problemi. Dice quello che pensa. Prima che firmasse con il Milan, avevo sentito anche la voce di un possibile ritorno al Benfica. Prima o poi, secondo me, lo allenerà. Lo paragono un po’ a Gasperini, per lui il collettivo viene prima del singolo».
«Diego Moreira è un amico. L’ho conosciuto al Benfica e parla anche marocchino, grazie al compagno di sua mamma. Ci ho parlato prima che firmasse per il Milan. Gli ho detto: ‘Diego, vai in un grande club. Devi avere le spalle larghe perché la pressione è tanta’. Lui queste cose le sapeva già. È un ragazzo umile, sempre sorridente. Nel tempo libero ama ballare e poi quelle treccine lo rendono unico. È un esterno destro, ha un’intensità incredibile e può fare tutta la fascia. Con Amorim può solo crescere. La doppietta alla Lazio è stata solo un antipasto di quello che vedranno i milanisti. È forte, lo assicuro».
«Ramos? Un altro caro amico. Non gli ho parlato ultimamente, ma è forte. Anche se non so se sia un vero numero 9. Nel Benfica B giocava da esterno, prendeva palla e partiva. Era un cavallo. Al Milan mi sembra faccia fatica nel lavoro spalle alla porta. Può fare la seconda punta, ma dà tutto per la squadra. Contro la Juve è rimasto troppo solo in area, però penso che con il tempo Amorim riuscirà a valorizzarlo».
«Ho giocato con Modric al Tottenham e mi chiamava ‘Zizou’. Avevo 18 anni e una volta Luka mi disse che ero simile a Zidane per il modo in cui giocavo. Detto da un futuro Pallone d’oro fa un certo effetto».
«Il Benfica è cambiato tanto negli anni, anche a livello societario. Rui Costa, da presidente, ha vinto un solo campionato. I tifosi vogliono soprattutto quello, mentre l’Europa passa un po’ in secondo piano. Serve soprattutto a far crescere i giocatori e poi rivenderli a buon prezzo. Quando ero al Benfica ho capito una cosa: a loro piace giocare rischiando. Palleggiano, impostano da dietro e sanno di poter sbagliare senza essere subito criticati. Fa parte del gioco. In Italia è molto diverso: ti criticano al primo errore. L’ho detto anche a Moreira».
«Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro».
«Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo…».
«Kakà? Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda. Abate? Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria».


