I 93 minuti dell’Olimpico Grande Torino hanno già avuto modo di comunicare aspetti importanti di quel che è e sarà del Milan 2026/2027. Dentro al coraggio delle scelte relative all’undici iniziale, ci sono molte indicazioni che abbiamo trovato interessanti.
La strana formazione iniziale del Milan
Tanti hanno storto il naso leggendo la formazione nel pre-partita. Era chiaro che non potessero esserci tutti i migliori dal primo minuto per questioni di preparazione. Tuttavia alcuni parevano puri azzardi, invece la partita nel suo complesso ha detto tutt’altro.
I principi di gioco si sono visti, anche se perfettibili naturalmente. Si è però soprattutto intuito l’impostazione e l’idea che sta alla base della filosofia di Amorim ed è inconfutabilmente quella di aver un collettivo che si muove assieme, con e senza palla, dipendendo meno dagli spunti dei singoli.
Leao e Nkunku out: si spiega tutto
Risulta così ancora coerente dunque la scelta di “far fuori” sportivamente giocatori come Leao o come Nkunku. In special modo nella fase di riaggressione alta, l’applicazione richiesta dal tecnico portoghese è qualcosa non nelle corde di calciatori come loro.
Allargando lo sguardo vien da pensare al recente passato, quando spesso i risultati del Diavolo son dipesi dal rendimento dei singoli. La scorsa annata fino a dicembre i rossoneri si sono aggrappati al magic touch di Pulisic. Passato lo stato di grazia di Capitan America, la squadra si è incartata su se stessa, chiedendo spesso a Rafa di togliere le castagne dal fuoco, anche perché non vi erano di fatto altri riferimenti offensivi.
Quel “I love Cisse” pertanto è uno statement che dice altro oltre alla stima per giovane prospetto Alphadjo. Dice che il collettivo viene ben prima dei singoli e l’undici titolare scelto ieri sera nascondeva esattamente questo concetto.



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