Una vita al Milan e per il Milan. Alessandro Costacurta è un simbolo dell’epoca d’oro del club rossonero, tanto da essere alle spalle dei due grandi capitani, Paolo Maldini e Franco Baresi, il terzo calciatore all-time per presenze con questa maglia.
Abbiamo avuto il piacere di raggiungerlo e incontrarlo in occasione della quinta edizione del “Premio Ponte di Legno Cultura e Sentimento”, tenutasi nel pomeriggio di ieri al ristorante “Il Panoramico” di Ponte di Legno. Dopo la consegna del riconoscimento, l’ex difensore e oggi opinionista di Sky Sport ci ha concesso qualche minuto per un’intervista esclusiva tra presente e passato a tinte rossonere.
Costacurta: «Maignan e Rabiot rientrano dopo? Non sono contro queste soluzioni, ma…»
Partiamo dall’attualità. Mike Maignan e Adrien Rabiot rientreranno, in accordo con la società, quattro giorni dopo rispetto a quanto previsto dalle vacanze. Che pensiero ti sei fatto della questione?
«Credo che ci siano giocatori che hanno bisogno di riposo dopo una stagione molto lunga e stressante. Bisognerebbe conoscere bene i due personaggi, ma non sono contro questo tipo di soluzioni. Ho avuto compagni che avrebbero voluto tornare subito dopo il Mondiale, l’Europeo o le fasi finali di qualcosa di importante e altri che avevano bisogno di più tempo. È qualcosa di soggettivo. Probabilmente loro due hanno avuto più tempo a disposizione per ricaricare le batterie. Ma credo ci sia tempo per iniziare bene la stagione».
C’è chi dice che manchi una figura forte in società che faccia pesare il senso di responsabilità. È così? È necessaria?
«Sembra che non ci sia in effetti questa figura, soprattutto rispetto a quanto successo lo scorso anno. Una società che viene richiamata dieci volte perché arriva in ritardo in campo vuol dire che c’è una società, un dirigente, il capitano, in questo caso Maignan, che fa sì che questo avvenga e quindi non è una cosa positiva. Da quest’anno mi sembra un pochino presto per cominciare a criticarli. Sul fatto delle vacanze, penso che sia molto importante pensare alla squadra e non pensare a qualcosa che si debba fare. Se i due giocatori hanno bisogno di qualche giorno in più, diamoli. Dopo però saremo lì ad essere molto esigenti con loro, ma criticarli adesso per me è sbagliato».
Torriani, Comotto, Camarda: tre giovani italiani e rossoneri in rampa di lancio. Giusto tenerli in rosa?
«Io credo che abbiano la possibilità di giocare in questo Milan e di dimostrare quello che sono. Sono giocatori molto interessanti. Io anche l’anno scorso non l’avrei dato Camarda per prendere… non mi ricordo nemmeno le punte che hanno preso. Io avrei tenuto Camarda. Sono scelte che si fanno. L’anno scorso credo di aver avuto ragione io. Io spero che rimangano tutti e tre quest’anno perché così possono mettersi in luce».
Nel precampionato abbiamo visto Matteo Gabbia e Luka Modric con la fascia di capitano in assenza di Mike Maignan: prove di successione?
«Io la toglierei a Maignan e la darei a Gabbia e Modric. Assolutamente sì. Sono esempi più importanti. L’anno scorso il capitano ha permesso alla squadra di prendere delle critiche sui ritardi. Delle situazioni proprio di basso livello, perché io credo che una squadra debba essere soprattutto in regola con le leggi che ci sono. Una squadra che arriva per dieci volte in ritardo e viene richiamata non è una squadra guidata bene. Non credo che Maignan sia il capitano giusto per questa squadra».
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Il ricordo di Franco Baresi
È venuto a mancare il Capitano Franco Baresi, con il quale tu hai giocato circa la metà delle tue oltre 650 partite in rossonero. Un ricordo di lui?
«A me viene sempre da sorridere perché abbiamo fatto una pubblicità insieme in cui eravamo veramente due pirla che recitavano. Non eravamo veramente capaci di fare gli spot, però ci divertimmo tanto. Io lo ricordo come un momento chiave della mia amicizia verso Franco, perché anche lì cercò di guidarmi e aiutarmi. Era incredibile. Fu forse la giornata in cui lo vidi più ridere, perché per il resto era molto determinato, concentrato».
Intitolargli un luogo, che sia la Curva Sud, Milanello o il Vismara, sarebbe il giusto modo per onorare la sua memoria?
«Io credo ci siano tanti posti che possano essere chiamati Franco Baresi. Io mi sono ripromesso che continuerò la legacy di Franco finché esisterò. Un personaggio che non dovrà mai scomparire e io sarò uno di quelli che lo ricorderà sempre».
Durante il talk organizzato per l’evento “Premio Ponte di Legno Cultura e Sentimento”, Alessandro Costacurta ha inoltre ricordato così il grande Capitano Franco Baresi.
«Nel 1980 Franco aveva vinto lo scudetto, era veramente il giocatore, insieme a Cabrini, di una generazione che stava crescendo. La prima volta che vidi Baresi fu in sedia a rotelle, era il 1982 e mancavano 5 mesi al Mondiale. Soffrì di un’infezione che gli provocò così tanti danni da costringerlo in sedia. Appunto perché mancava Baresi, c’erano tanti difensori a provare tra cui un me sedicenne. Aveva una ferocia e un’etica sul lavoro che era pazzesca. Aveva tutto per farci sognare, noi volevamo sognare perché fino ai 20 anni non prendevamo soldi. Avevo il sogno di giocare a San Siro, facevo il raccattapalle. Quando entri in quello stadio non vuoi sbagliare il primo passaggio…io ne sbagliai cinque, ero molto intimorito e Franco fu favoloso con me perché mi ha salvato la partita. Gli avversari avrebbero potuto segnare più volte sui miei errori, ma c’era Baresi».


