L’ex rossonero Christian Panucci ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport per ricordare Franco Baresi. Di seguito le parole di Panucci.
Panucci sulla scomparsa di Baresi
«Sono devastato. Oltre al più forte compagno di squadra che ho mai avuto, era anche e soprattutto una persona eccezionale».
Sul messaggio a cui è più legato
«Ci sentivamo e ci scrivevamo spesso, ma non posso dimenticare quello che mi ha inviato il 12 aprile 2023, per il mio cinquantesimo compleanno. “Caro Christian sono 50, ma hai lo spirito di un ventenne. Tanti auguri”. E poi c’è l’ultimo che gli ho inviato io e al quale non mi ha risposto perché stava già male (si commuove, ndr)».
Sul primo ricordo che ha di Baresi
«I viaggi da Milano a Milanello con lui in macchina. Avevo 19 anni, ma mi faceva sempre guidare e non mi trattava come un giovane: per lui ero un compagno qualsiasi. Non mi ha mai urlato o rimproverato: bastava un suo sguardo e capivo l’errore. Averlo accanto un’emozione? Da giocatore era un campione eccezionale, ma l’uomo Baresi se possibile è stato ancora più… immenso.
Era un grandissimo leader, ma non aveva bisogno della fascia per esserlo. Era naturale avere rispetto per uno come Franco. Anche per un gruppo dove c’erano tanti campioni. Il suo atteggiamento ti costringeva ad alzare sempre l’asticella e negli allenamenti capivi quanto fosse forte: non voleva mai perdere le partitelle e trasmetteva la cultura del lavoro quotidiano a chiunque».
Sulla sua dote migliore
«L’equilibrio interno. Durante la vita ha avuto tante difficoltà, ma le ha sempre superate senza farle pesare a chi gli stava intorno. A Milanello aveva solo parole di sostegno per gli altri ed era forte come una roccia: grazie alla sua personalità, si prendeva le responsabilità per tutti».
Su cosa lascia
«Un vuoto enorme, non solo nel Milan ma nel calcio mondiale. Avete fatto caso a come è stato celebrato dai siti internet più importanti del pianeta? Tanti giocatori vivono facendosi pubblicità, anche quando smettono. Lui invece è sempre stato silenzioso, eppure ha segnato un’epoca e non è stato dimenticato nonostante abbia appeso le scarpe al chiodo trent’anni fa».
Su quanto mancherà ai milanisti
«Se n’è andato il simbolo del Milan degli Invincibili. La pietra miliare di quella muraglia rossonera che ha esaltato tanti tifosi e ha regalato loro vittorie indimenticabili».
Su dove lo immagina ora
«In cielo, accanto a Maradona e al presidente Berlusconi. Diego lo aveva definito il più grande difensore contro cui aveva giocato e una volta era uscito dal campo con sua maglia addosso come dimostrazione di rispetto. Per il presidente invece era “il capitano” e questo dice tutto».


