Rivera: «Baresi è stato il cuore e l’anima del Milan, spero possa nascere qualcun altro come lui»

L’ex rossonero Gianni Rivera ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport per ricordare Franco Baresi. Di seguito le parole di Rivera.

Rivera sul soprannome Piscinin

«Legato all’Inter? Ah, sì? Poi per fortuna Italo Galbiati lo ha portato al Milan. No, era il massaggiatore Paolo Mariconti che lo chiamava Piscinin. Per Franco è stato un dolcissimo secondo padre».

Sull’esordio

«Beh, io giocavo, avevo 34 anni. Lo ha fatto esordire Liedholm, Turone era, credo, squalificato e Nils Liedholm lo ha preso in disparte e gli ha solo detto: adesso giochi tu. E ha giocato benissimo, senza problemi, sicuro, testa alta. Emozionato? Sicuramente era emozionato. La prima volta è bella e incredibile, ma anche un po’ difficile. Sono momenti particolari. Io e lui abbiamo esordito giovanissimi, li abbiamo superati bene».

Sul non aver risposto male ad Albertosi, che non si fidava

«E ha fatto bene. Franco era un ragazzo serio ed educato. E soprattutto gentile e rispettoso. Ricordo che a fine partita, negli spogliatoi, Nereo Rocco gli disse scherzando: “Cio’, mona, te ga zoga’ anca ti?”. E lui? Ha sorriso, ha abbassato la testa ed è andato tranquillo sotto la doccia. Il Paron poi mi disse: ciò, questo mulo xe bon, ma veramente bon».

Su cosa gli disse Rivera

«Che Rocco non si sbagliava. Franco era un predestinato, quello che faceva in campo era semplice. Aveva il passo giusto, la corsa, la rapidità e la grinta. Ho detto che sarebbe diventato il libero del futuro. Si è visto, si è capito subito che era un vero talento e che avrebbe fatto molta strada. L’anno dopo, ceduto Turone, Liedholm aveva pensato a Bigon libero e l’aveva fatto arretrare. Nelle amichevoli estive Albertino giocava il primo tempo e Baresi il secondo. Franco era sempre il migliore e Liedholm, che stravedeva per il ragazzino, gli disse: “Bene, tu adesso giochi sempre”».

Sullo scudetto della stella

«Già, il decimo, una storia molto bella. Franco era al suo primo Milan da titolare. Io al mio ultimo. Uno scudetto importante e anche difficile».

Su quanto fosse forte

«Franco è stato il più grande della sua epoca, un fuoriclasse, un leader di enorme spessore. Un vero capitano, lo chiameranno Franz».

Se è un ingiustizia non abbia mai vinto il Pallone d’Oro

«Credo di sì. Non conosco i criteri di allora, ma è stato il più grande difensore di sempre in Italia».

Se anche per lui identifica il Milan

«Franco è stato il cuore e l’anima. Lui è nato al Milan e ci è rimasto per sempre. Poteva andar via, lo avevano chiesto la Samp e la Juve. Ma lui è rimasto. È andato in Serie B, è diventato il capitano e la bandiera».

Baresi 6 per sempre…

«La sua casa era Milanello, è stato il simbolo di molti Milan. Ha sofferto e pianto, ma non ha mai mollato. Poi ha vinto molto. I tifosi gli hanno voluto e gli vogliono bene. Hanno scritto che è stato il passato, il presente e il futuro. Spero che in futuro possano nascere giocatori e uomini come lui, con il suo carattere, la sua determinazione, l’affetto per ambiente, per la maglia. Sotto questo aspetto il nostro grandissimo Piscinin è stato unico».

Franco Baresi
Franco Baresi

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