Gilardino ricorda: «Rosicai un po’ per la panchina in finale ad Atene, lo capii poi». E Ambrosini: «Nel gruppo…»

Alberto Gilardino ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio nella quale ha rivissuto la sua carriera e tra i ricordi c’è anche l’esperienza al Milan tra il 2005 e il 2008. Ecco le parole dell’ex attaccante rossonero e il contributo di Massimo Ambrosini, suo ex compagno.

Gilardino ricorda il suo arrivo al Milan. E Ambrosini…

Gilardino: «Non fu semplice inizialmente, anche perché attraversai un periodo difficile per un problema di pubalgia. Ero sempre a rincorrere la miglior condizione fisica. Arrivai che non ero pronto, arrivavo da una realtà come Parma dove feci molto bene nelle ultime due stagioni. Ero molto bomber, egoista. Arrivai in un contesto di squadra dove c’erano tantissimi campioni e dove la cultura della vittoria era qualcosa di importante, di un trofeo, di un campionato, di una Champions. Quella era la rincorsa quotidiana della stagione: prepararsi per vincere qualcosa di importante. Lì capii veramente cosa significava».

Ambrosini: «Ricordo l’eccitazione che tutto l’ambiente aveva perché arrivava un ragazzo che l’anno prima aveva segnato 23 gol. C’era sempre la voglia di mettere dentro qualcosa di nuovo nel gruppo. Quando è arrivato, il primo giorno viene in camera mia e si fecero due chiacchiere: io lo vidi fra l’imbarazzato e lo spaesato. Cosa che è normale quando arrivi al Milan. Avevo la sensazione di un ragazzo estremamente timido che aveva la percezione di essere arrivato in una realtà enorme. Ma quel senso di spaesamento che dava in quel momento, contrastava fortemente con la decisione e la cattiveria che aveva in allenamento. Era un ragazzo con un’emotività forte e con determinazione di chi dentro l’area di rigore aveva le doti per primeggiare».

E sulla panchina in finale ad Atene nel 2007…

Gilardino: «Adesso mi fa ridere, quel giorno rosicai un po’ sinceramente perché pensavo di giocarla. Nel contesto della cultura della vittoria, lì ti fa pensare. Devi togliere dalla tua parte un po’ del tuo ego, devi capire in quei momenti, e questo l’ho capito poi tardi, probabilmente quando smetti di giocare».

Ambrosini: «Carlo ha sempre detto che lui non aveva avuto un dubbio. Secondo me però bluffava. Pippo non era in grande forma, Gila era in forma smagliante. Onestamente nel gruppo non c’era la convinzione di sperare che giocasse Pippo, perché Gila stava bene. Quel ballottaggio lì fu oggetto anche sui giornali che avevano chiesto ai tifosi chi avrebbero preferito. Pippo per cercare di tirare su la sua percentuale aveva chiamato tutti per votare a suo favore».

Alberto Gilardino - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Alberto Gilardino – MilanPress, robe dell’altro diavolo
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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