Massimo Cellino, ex patron del Cagliari che ha portato Max Allegri in rossoblu, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport per parlare del tecnico rossonero. Di seguito le sue parole.
Cellino sulla scelta di Allegri
«Un’intuizione. Mi avevano detto come lavorava e avevo visto i risultati che aveva ottenuto. Ci ho parlato e mi è subito piaciuto: ha idee chiare, le sa esporre bene, è un uomo di calcio che ha sempre vissuto nel calcio. Sa stare in questo mondo e confrontarsi con le persone. Parlare con me (ride, ndr) non sempre era facile, soprattutto quando mi arrabbiavo».
Sul momento di difficoltà col Milan
«A Massimiliano dico di rimettersi a fare l’allenatore e di non rompere le scatole (usa un’espressione più colorita, ndr) su altri temi. L’ho sentito fare riferimenti alla rosa da rinforzare per il prossimo anno e questo non è da lui. L’Allegri che conosco io sapeva lavorare con quello che gli davi. Era capace di fare di necessità virtù. Non si è mai lamentato di un’assenza per infortunio o di una squalifica. Dava tranquillità al gruppo, lo allenava bene ed era un valore aggiunto. Non è da Allegri chiedere giocatori. Se lo fa, non è più il ‘mio’ Allegri, quello che conosco bene».
Sugli errori di Allegri
«Io credo che la stagione non sia ancora finita e che abbia sbagliato a farsi distrarre. Non penso che, visti i risultati avuti fino a marzo, il suo Milan avrebbe dovuto attendere fino all’ultima partita per conquistare la qualificazione alla Champions. Ha tanti meriti, ma qualcosa secondo me ha sbagliato pure lui. Cosa? Forse si è fatto distrarre da qualche voce. Per esempio quelle sulla Nazionale. È normale che un allenatore bravo venga cercato da altri… ma con me come presidente, non si sarebbe distratto. Questo ve lo posso assicurare».
Su cosa avrebbe fatto lui
«Tra noi bastavano poche parole. Gli avrei detto: ‘Fai l’allenatore e non rompere sul futuro e su altri argomenti’. Lo facevo anche con i miei figli e a lui voglio bene come a loro».
Su Allegri in nazionale
«È presto per dire chi diventerà ct. Prima c’è da eleggere il presidente federale, poi sarà lui a decidere l’allenatore della Nazionale. Malagò non è più un ragazzino, ma ha ancora le energie per riparare i danni fatti nel nostro calcio che è stato devastato dalle decisioni politiche e da scelte sciagurate. Come sarebbe finito il calcio italiano senza soldi era facile prevederlo anni fa: io sono stato fatto fuori, ma me ne sarei andato via comunque».
Se Allegri deve restare al Milan
«C’è stato in passato e c’è ritornato. Per me non si deve muovere da lì perché ha la maglietta del Milan addosso. Sono sicuro che la società farà il possibile per accontentarlo. Il resto dovrà farlo lui perché è un valore aggiunto per le squadre che guida».
Se guarderà Milan-Cagliari
«Non penso che la guarderò… A questo punto il Milan l’ingresso tra le prime quattro può solo buttarlo dalla finestra perché il Cagliari si è già salvato e andrà a Milano felice, per giocare una partita tranquilla. Se non si fosse distratto, Allegri domenica affronterebbe una sorta di amichevole. Adesso invece dovrà stare sul pezzo qualche altro giorno».
Su Galliani al Milan
«Io ho quasi 70 anni quest’anno e Adriano ne ha 12 anni più di me. Per il bene che gli voglio, gli auguro di vivere fino a 150 anni, ma per stare nel calcio ci vuole energia. Lui l’esperienza ce l’ha e gliela riconosco. In più ha vinto tutto e sa come si gestisce un club. Ciò premesso, se tornasse al Milan sarebbe difficile anche per lui rifare le cose del passato. Anche io vorrei tornare a fare gli assoli con la chitarra di 10 anni fa, ma il tempo passa… Il calcio è cambiato rispetto ai nostri tempi o quanto meno sono cambiati i proprietari: prima c’erano Berlusconi, Moratti, ora ci sono i fondi… Dirigenti bravi come Galliani o Cellino in circolazione non ne vedo, ma bisogna essere anche capaci di relazionarsi con le nuove tecnologie e con i cambiamenti che ci sono stati. Oppure avere dei collaboratori validi dei quali ci si fida».
Se ha un messaggio per Allegri
«Fai il tuo dovere e resta al Milan. Sei bravo, lo sai che io non mi sbaglio sugli allenatori e su di te: con il Milan vincerai ancora».


