Allegri e il paradosso che può riaccendere il Milanismo: convincere Cardinale a “far fuori” gli altri

Visioni tecnico-tattiche a parte, esiste un paradosso enorme che aleggia sopra il Milan di oggi. E forse riguarda proprio l’uomo che, per storia personale e percezione collettiva, meno ci si aspetterebbe di vedere nei panni del “difensore” del sentimento rossonero.

Massimiliano Allegri, l’aziendalista per eccellenza, il tecnico che non si è mai dimesso ma che ha sempre atteso che fossero i club a decidere per lui, potrebbe ritrovarsi in pochi giorni davanti alla più grande occasione della sua carriera milanista: convincere Gerry Cardinale a ridisegnare gli equilibri del potere a Casa Milan. E quindi, indirettamente, a rimettere il Milanismo al centro del progetto. Un ribaltamento quasi surreale, soprattutto per chi ha sempre identificato Allegri con il pragmatismo più freddo e con quella cultura manageriale che spesso il tifo organizzato rossonero ha contestato negli ultimi anni.

Né con Furlani, né con Ibrahimovic

Eppure il punto è proprio questo. Oggi il malessere del popolo milanista non nasce solo dai risultati o dalle strategie di mercato: nasce dalla sensazione di non avere più nessuno, ai piani alti, che incarni davvero il Milan. La ferita aperta dall’addio di Paolo Maldini non si è mai rimarginata, perché con lui non è uscita soltanto una figura dirigenziale, ma un simbolo identitario. Da allora il club ha provato a riempire il vuoto con ambassador, figurine, ex giocatori messi accanto alla struttura, ma senza reale centralità operativa. E il tifoso lo percepisce. Lo sente.

Zlatan Ibrahimović, pur avendo un peso mediatico enorme, non è mai entrato davvero nel cuore del pubblico in veste dirigenziale, mentre Giorgio Furlani continua a essere visto come il volto di un calcio finanziario distante dall’anima rossonera. Per questo l’eventuale scelta di Allegri di chiedere una netta separazione tra area sportiva e gestione manageriale — o addirittura un ridimensionamento delle figure oggi più discusse — assumerebbe un significato gigantesco.

 

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Per la prima volta “uno di noi”

Sarebbe il definitivo corto circuito di questa epoca milanista: l’uomo etichettato per anni come il perfetto esecutore societario che diventa, paradossalmente, il baluardo delle richieste del tifo. Non per ideologia, ma per necessità tecnica, gestionale, forse persino politica. Perché Allegri sa bene che per ricostruire un Milan competitivo serve una catena di comando chiara, forte e soprattutto riconoscibile.

E se davvero riuscisse a convincere Cardinale a cambiare assetto, prendendosi centralità e autonomia, allora potrebbe compiere qualcosa che fino a poche settimane fa sembrava impensabile: entrare, forse per la prima volta, nel cuore di una parte di tifoseria che non lo ha mai considerato davvero “uno dei suoi”. Eppure quella cavalcata al fischio finale del “Ferraris” non può passare indenne… Lì, dove anni fa qualcuno sbatté vorticosamente le proprie mani sul vetro che lo divideva dai tifosi dopo le indimenticabili “parate di Giroud”. Preistoria. Oggi, incredibilmente, il tecnico più aziendalista di tutti potrebbe diventare l’uomo che restituisce il Milan ai milanisti.

Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Massimiliano Allegri (Photo Credit: Davide Casentini / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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