Anche la speme ultima Dea fugge i sepolcri, così si esprimeva Ugo Foscolo nella sua poesia intitolata, per l’appunto, I sepolcri. Naturalmente, per il calcio italiano l’auspicio è che la Dea, cioè l’Atalanta, continui nella sua scalata alla Champions League anche se la sua prossima avversaria agli ottavi di finale, i tedeschi del Bayern Monaco, sono assai temibili e risultanti da un sorteggio non esattamente fortunato. D’altra parte, gli uomini di Raffaele Palladino sono gli ultimi rimasti a rappresentare l’Italia nella massima competizione europea e per quanto l’impresa sia difficile la Dea ha l’obbligo di portarsi il più avanti possibile nella competizione.
La coppa dalle grandi orecchie manca dall’Italia oramai dal lontano 2010 quando l’Inter di Mourinho se la aggiudicò come parte del mitico “triplete”. Nell’edizione odierna le squadre italiane sono andate assai male, con il Napoli eliminato al primo turno, Juve e Inter eliminate invece nel playoff rispettivamente contro Galatasaray, 2-5, 3-2 e Bodo Glimt, 1-3. 1-2. L’affermazione dei norvegesi contro i finalisti dell’edizione 2025 non è poi così sorprendente se si pensa che alle eliminatorie per i mondiali la Norvegia ha vinto il suo girone, lo stesso dell’Italia, a punteggio pieno.
Le quote Champions League danno come favorita, per la vittoria finale, l’Arsenal a 4.50 seguita dal Bayern Monaco a 5.50 e da PSG e M. City ambedue a 8.00. Nello specifico nello scontro tra la Dea e il B. Monaco i tedeschi sono nettamente favoriti con la vittoria esterna quotata a 1.62 contro 4.50 dei padroni di casa. La partita è prevista per martedì 10 marzo alle ore 21.00.
Il quadro sconsolante delle performance delle squadre italiane in Champions League viene attribuito a una sorta di crisi prolungata del calcio italiano. L’Italia calcistica è sempre stata una fucina di grandi campioni e questo le ha permesso di posizionarsi a lungo ai vertici del calcio mondiale. Una delle cause della crisi è proprio la mancanza di una generazione di campioni. I Baggio, Del Piero, Totti, Maldini, Nesta, Cannavaro, e tanti altri di calibro di Rossi, Tardelli, Cabrini, Scirea, Zoff, in anni recenti non hanno avuto ricambi alla loro altezza col risultato che ora il calcio italiano è un calcio di seconda fascia, situazione che si riverbera anche a livello di nazionale maggiore dove gli azzurri rischiano di non qualificarsi alla fase finale dei mondiali per la terza volta consecutiva.
Sempre secondo gli esperti alla crisi del calcio nostrano contribuiscono anche aspetti tecnici e formativi dove l’estro individuale non viene incentivato a favore di fisicità e posizionamento scoraggiando per conseguenza quelle qualità che fanno di un giocatore un fuoriclasse talentuoso e imprevedibile. Anche la mancanza di propensione al sacrificio, che contraddistingueva gli aspiranti calciatori di altre generazioni, si ritiene che influisca negativamente sulla nascita di una nuova generazione di talenti calcistici, a loro dire, ai ragazzi interessa il successo effimero sui social e non quella determinazione che spingeva gli adolescenti di un tempo a passare ore e ore su ruvidi campi di calcio.


