Ottantacinque giorni. Sono passati poco meno di tre mesi dal 24 maggio, giorno dell’ultima partita del Milan a San Siro (contro il Monza, dettaglio ininfluente nella narrazione). E quante cose sono cambiate nel frattempo. Domani il campo torna ad essere padrone, diversamente da quel sabato di fine maggio quando a farla da padrone è stata la contestazione del popolo rossonero, capeggiato dalla Curva Sud. La stessa Curva Sud che di fatto non sarà rappresentata al Meazza contro il Bari, o perlomeno non come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. A meno di sorprese ad oggi non preventivate, bisognerà farne l’abitudine. Ne riparleremo poco più avanti in questo spazio.
Ciò che è mutato nel corso di questi mesi è senza ombra di dubbio la percezione nei confronti della squadra (badate bene: squadra, non club). Dei 23 convocati domani, nella rosa della fine della scorsa stagione figurano solamente 14 elementi: il resto è tutta una novità (o quasi, come nel caso di Saelemaekers e Okafor). In panchina non c’è più Sergio Conceicao, ma Massimiliano Allegri. In tribuna c’è un uomo in più nella figura di Igli Tare, il che fa tutta la differenza del mondo. È questo il duo su cui la società ha deciso di puntare per ricostruire dopo un’annata disastrosa. Niente più soluzioni fantasiose o filosofiche: è nata l’era della concretezza.
Gli oltre 65mila spettatori annunciati dal club sono un piccolo termometro di come quell’aria tossica respirata per tutto l’arco dei 10 mesi scorsi possa essere cambiata. Non basta questo per dichiarare guarito il Milan e il suo ambiente, serviranno i risultati sul campo e il lavoro nel quotidiano, ma è un primo segnale di una piccola fiammella accesa di speranza, un piccolo segno di fiducia nei confronti di un progetto nuovo e triennale. Triennale, sì: un tema che abbiamo approfondito nell’editoriale di ieri sera e che invitiamo a recuperare qualora l’abbiate perso.
La fiducia deriva dagli uomini a cui la dirigenza si è affidata. Uomini di calcio prima di tutto. Uomini in cerca di una grande sfida per rilanciarsi dopo le esperienze concluse con Juventus e Lazio. Allegri e Tare rappresentano ad oggi l’appiglio a cui aggrapparsi per il popolo rossonero: sono loro a dover far sì che lo diventi ben presto la squadra, così da non doversi sobbarcare in solitudine il peso delle pressioni.
E quando si parla di peso, è giusto parlare anche della situazione pesante che riguarda la Curva Sud. Tanto si è letto, poco si è detto e viceversa. Il presupposto è uno: c’è un cortocircuito comunicativo grave tra chi trasmette e chi recepisce decisioni. Il tema è certamente delicato e per questo tentare di ridurlo al dualismo buono-cattivo è tanto semplicistico quanto fuorviante.
Sul nostro sito abbiamo raccontato nel dettaglio nel corso delle ultime settimane quanto appreso lato Milan: le nuove disposizioni circa la gestione di San Siro e degli spettatori sono il risultato delle direttive chiare e nette della Procura in seguito all’inchiesta “Doppia Curva” che ha visto coinvolte le tifoserie organizzate di Milan e Inter. Lo scopo è quello di eliminare zone franche e la nascita di nuovi fenomeni criminali. Che piaccia o no, è tutta una conseguenza del filone giudiziario aperto nei mesi scorsi.
La presa di posizione odierna da parte della Curva Sud è sacrosanta se si guarda la vicenda lato tifosi. È singolare che vengano coinvolti in black list persone che con l’ambiente abbiano nulla a che fare, se non un rapporto di parentela. Se confermato, non è corretto che non vi siano risposte da parte del club circa presunti nuovi striscioni da introdurre a San Siro.
Con del sano realismo, è giusto che si chiarisca una cosa: la tifoseria organizzata consacrata negli ultimi anni è impensabile che possa tornare tale in seguito a quanto accaduto. Individuare nella società e nel “regime autoritario imposto” l’unico colpevole non risolve il problema, anzi ne amplifica uno che concerne il rapporto club-tifosi. Un rapporto che anche il club è tenuto a curare maggiormente, innanzitutto con una comunicazione più trasparente tra le parti, nel rispetto dei propri obblighi.


