“Il fascino del Milan è figlio del suo stile e della sua storia, e nessuno potrà mai cancellarlo” così chiosa Arrigo Sacchi nel suo commento sulle pagine della Gazzetta dello Sport riguardante il Milan e gli acquisti Luka Modric e Ardon Jashari. Due giocatori che, secondo lo storico tecnico, hanno subito il fascino dei colori e della storia rossonera. Ecco i passaggi salienti.
“Sono due storie, quelle di Modric e di Jashari, che testimoniano il fascino che i colori rossoneri esercitano sui giocatori. Soprattutto su quelli stranieri. Anche se magari non si viene da un periodo di grandi successi. Ci si domanderà: perché succede tutto questo? La risposta è abbastanza semplice: basta guardare la bacheca del club dove brillano ben sette (dico sette) Coppe dei Campioni, oltre a tanti altri trofei. Quante squadre italiane hanno vinto così tanto in Europa? Nessuna. Logico, dunque, che il nome del Milan sia attrattivo, come si usa dire oggi, e che i calciatori ambiscano a vestire la sua maglia“.
Sacchi e una riflessione sulla storia: “La storia di un club è fondamentale, io la metto al primo posto nella classifica delle qualità che sono necessarie per raggiungere la gloria. La società, con la sua storia, con il suo stile e con i suoi valori, viene prima degli allenatori e prima dei giocatori. È il marchio di fabbrica. Si parte da lì per costruire. Logico che, essendo il Milan una società importante, molto alte sono le aspettative dei tifosi e molto alto dev’essere l’impegno di dirigenti e atleti. Lavorare al Milan non è come lavorare in un altro club, questo deve essere chiaro. A un giocatore del Milan è richiesto un comportamento esemplare, sempre in linea con la filosofia della società. Il club è una famiglia. Anzi: è un’azienda famigliare. Il che significa che i conti, alla fine del mese, devono tornare come in ogni famiglia che si rispetti, e che alla base dei rapporti ci devono essere solidi valori morali“.


