Le settimane viaggiano veloci e il trend ormai è ampiamente tracciato; sarà rivoluzione Copernicana, sarà cambiamento profondo, sarà una squadra completamente diversa da come l’abbiamo vista e vissuta nell’ultimo lustro.
Non sappiamo quanto sia volontà del club o quanto sia un desiderio di alcuni calciatori, ma commentando l’aspirazione o supposta tale di cambiare aria, di Maignan, Theo e Leao, si va chiaramente verso un cambio totale in termini tattici, tecnici e di equilibri di spogliatoio.
Con Reijnders promesso sposo del City, in pratica sarebbero quattro i titolarissimi a lasciare Milanello, e al di là di quanto possano portare economicamente in dote, è naturale pensare al vuoto che lasciano sul piano dei valori da esprimere in campo.
E partendo loro, cosa ne sarà di tutti i giocatori che già erano ai margini del progetto e che più intuitivamente si pensava potessero andar via? Pensiamo a Tomori e Pavlovic con un piede lontano da Milano già a gennaio, a Musah che ha perso completamente la fiducia, a Terracciano e Bondo che non hanno mai avuto minuti, a Loftus-Cheek che ha saltato oltre metà stagione, a Chukwueze che non è riuscito a conquistarsi spazi, ad infine a Bennacer, Adli, Pobega e Saelemaekers che torneranno dai prestiti.
Tra i big partenti e i papabili partenti tocchino quota 15 elementi, ai quali si aggiungono i calciatori in scadenza e coloro che non verranno riscattati dai prestiti invernali. Un numero potenzialmente record che obbliga a pensare che questo debba essere un progetto sul medio periodo, perché sul breve, con nuovo DS, nuovo allenatore e roster reinventato, non ci si può aspettare grandi successi.
La sensazione è che per strategia voluta o per strategia forzata, uno sconvolgimento così pesante farà perdere quel vantaggio competitivo che i cambi di panchina e impegni estivi delle concorrenti dirette potevano concedere. È una rifondazione e come tale richiederà tempo.


