Ex Milan, Braida: “Vedere i rossoneri in questo stato mi fa male. Sono stati fatti errori madornali per anni, manca identità”

L’ex dirigente del Milan Ariedo Braida ha rilasciato un’intervista a So Foot in cui ha parlato dei problemi dei rossoneri, della dirigenza e delle possibili soluzioni. Queste le parole di Braida:

Sul Milan attuale: “Sono triste, vedere il Milan in questo stato mi fa star male. Come descriverei il Milan? Due parole: crisi di identità e mancanza di sentimento di appartenenza. Queste sono le due ragioni principali della situazione attuale del club. Negli ultimi anni i dirigenti hanno commesso errori madornali a tutti i livelli e il risultato è una società e una squadra senza identità. Questa squadra è ai minimi termini, soprattutto dal punto di vista mentale. È come una nave che affonda senza un capitano che la salvi. All’inizio della stagione avevo previsto che questo Milan non sarebbe stato competitivo. La società è troppo instabile, non c’è una direzione chiara, si susseguono gli allenatori e la rosa cambia di stagione in stagione”.

Sui colpevoli: “I giocatori sono responsabili, questo è certo. Ma è difficile che riescano a fare risultato quando giocano per un club che ha perso la sua identità. Manca una guida, un uomo forte come Silvio Berlusconi. Con persone come Berlusconi e Galliani, che hanno dato il 1000% al club, c’era una linea guida per i giocatori e per tutti i dipendenti del club. Sapevamo dove andare e come arrivarci.”.

Su Maldini: “Il suo licenziamento è stato un errore madornale da parte della dirigenza. Paolo Maldini è una leggenda, che ha lavorato molto bene e ha rappresentato l’istituzione milanese nel miglior modo possibile. Era il punto di riferimento per il club e per i giocatori, molti dei quali sono stati addolorati dalla sua partenza. Paolo Maldini, come suo padre, faceva parte della storia del club. Al Milan non si scherza con questa eredità. Licenziarlo, soprattutto in questo modo, non è una scusa. L’assenza di Maldini dalla dirigenza spiega la situazione attuale del club. Senza un punto di riferimento, come Berlusconi, Galliani e più recentemente Maldini, è impossibile avere ambizioni e quindi risultati. La politica del Milan non può essere compresa senza un uomo forte che guidi la nave”.

Su Ibrahimovic: “Lui non è un punto di riferimento, un uomo forte. Ibrahimovic non ha ancora le competenze e l’esperienza per essere un uomo forte, capace di dirigere un club, è solamente un comunicatore”.

Sulle difficoltà dei giocatori: “A Milano, più che altrove, bisogna avere una forte personalità e saper sopportare la pressione. Ci sono giocatori di grande talento che non hanno sfondato al Milan, come De Ketelaere, perché la pressione era troppo forte. Quando le cose vanno bene, i tifosi ti sostengono e non senti la pressione. Ma quando il gioco si fa duro, quando a San Siro iniziano i fischi, quando una sconfitta segue l’altra, è allora che si vede il carattere dei giocatori. E al momento si vede che la maggior parte di questa squadra non ha la stoffa per giocare nel Milan”.

Su Theo, Leao e Maignan: “Non sono leader! Giocatori di talento, sì, ma non leader in grado di unire la squadra e di rimettere in moto le cose. Basta vedere l’atteggiamento di Theo Hernandez nelle ultime partite, in particolare contro il Feyenoord. Mancano di consistenza e personalità per essere leader. Nessuno degli attuali giocatori del Milan risponde a queste caratteristiche”.

Sulla soluzione: “Come direttore sportivo, comincerei dai giocatori italiani, che al Milan sono molto carenti. Un gruppo di 4-5 giocatori italiani, come all’Inter per esempio. Questo crea un’identità. E naturalmente l’ingaggio di giocatori con carattere e personalità è la cosa più importante!”.

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