Con l’amaro in bocca, si torna a casa. La partita contro il Feyenoord non è stata terribile per il risultato, completamente ribaltabile, ma per quello che si è visto in campo non ci sono parole. Da parte dei tifosi, sia chiaro.
Perché nell’immediato post-partita sono state rilasciate dichiarazioni da un po’ tutti sullo stesso argomento. Leao ha iniziato con: “Al ritorno dobbiamo avere un atteggiamento da Champions League, non come oggi. Con la nostra qualità possiamo vincere la partita“. Poi Conceicao ha proseguito con: “Servono tante caratteristiche per essere calciatori di alto livello, non servono solo qualità tecniche ma anche costanza, continuità, voglia e atteggiamento, e per questo si vincono le partite.“. Infine, a ruota, anche Pavlovic e Reijnders si sono detti d’accordo con ciò che è mancato.
Sotto gli occhi di tutti. Quindi, perché non intervenire prima sulla personalità, questa la parola magica? Si sapeva che il De Kuip sarebbe stato un bel “catino” di ovazioni per i beniamini e fischi per i rivali. E allora perché dei professionisti tecnicamente superiori agli olandesi non hanno impostato sulla cattiveria agonistica rispetto alla tecnica o alla tattica?
Chiaro, dall’alto della poltrona su cui il sottoscritto sta scrivendo è facile. Giocare in uno stadio così fa tremare tutti, ma proprio tutti (vedasi Bayern Monaco). Però quando hai un tecnico che basa molto del suo calcio sull’essere più aggressivo dell’avversario, allora su questo devi migliorare.
Tutti timidi. C’è stato Leao, vero nemico pubblico per una sceneggiata non uscita molto bene in area del Feyenoord, c’è stato Gimenez, impalpabile. Ma la lista è infinita, quindi non si deve puntare il dito su nessuno in particolare. Piuttosto vanno fatti degli applausi a chi si è contraddistinto per il tipo di partita interpretata.
Pavlovic, si sa, è perfetto per questi eventi è perfetto. Rincorse a tutto campo, giocate di personalità sulla sinistra e chiusure difficili in quanto in ritardo, ma comunque funzionali. E, inaspettatamente, qualcosa si è visto di Joao Felix: forse illusi dal fisico non proprio XL, ci si aspettava una battaglia difficile con la difesa avversaria. Le sue conclusioni dalla distanza hanno scaldato i guantoni dei portieri, altrimenti fermo.
Ora si va a San Siro, con la promessa che il tifoso del Milan dovrà aiutare questa squadra in una rimonta da fare obbligatoriamente. Però, se si vuole andare avanti in una competizione come la Champions League, non si deve per forza fare affidamento al pubblico di casa. A ognuno le proprie responsabilità.


