Zagabria è solo la punta dell’iceberg, il declino ha radici ben più profonde

La sconfitta di Zagabria, a margine di una prestazione indegna e vergognosa sotto tutti i punti di vista, ha certamente fatto toccare al Milan uno dei punti più bassi, se non il più basso in assoluto, della sua storia recente, almeno quella degli ultimi quarant’anni. Una qualificazione diretta agli ottavi di finale della Champions League, arrivando tra le prime otto in un maxi-girone che ci ha visto affrontare quattro partite su otto contro squadre che sono finite dalla 25esima alla 36esima posizione, e quindi sono state eliminate direttamente, avrebbe sicuramente dato un altro sapore a questi primi sei mesi di stagione. Superocoppa Italiana a parte, quindi, dopo Zagabria, ora il bilancio è disastroso, con una Champions League che non può più coprire le macchie enormi e indelebili di un campionato fin qui ai limiti della vergogna, tecnica, di risultati e caratteriale. Il Milan, con la prestazione indegna di Zagabria, si è buttato via anche in Champions League e lo ha fatto entrando in campo in maniera indecorosa e non approfittando di un calendario che, forse, non si ripresenterà mai più in una League Phase della nostra storia, semmai avremo la possibilità di rigiocarla una Champions nei prossimi anni. Un primo tempo vergognoso di chi non ha la minima contezza di cosa significhi indossare una maglia così gloriosa e così prestigiosa e che da mesi e mesi si sta calpestando sempre più e senza alcun ritegno. La colpa è certamente anche di chi è sceso in campo a Zagabria e di chi scende in campo ogni domenica, su questo non c’è dubbio, ma ogni problema ha una sua origine e per andare alla radice di tutto quello che è successo al Milan negli ultimi mesi, non si può non partire da una data cruciale che, secondo chi vi scrive, è alla base di tutto ciò che è successo dopo, fino a ieri sera e la partita di Zagabria.

Da Maldini a Zagabria, è davvero cambiato (in peggio) tutto

Stefano Pioli, Paolo Maldini, Frederic Massara (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Stefano Pioli, Paolo Maldini, Frederic Massara (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Il Milan, dopo anni difficili, tra Banter Era, fine della gestione berlusconiana e passaggio di consegne al Fondo Elliott, si affida a Leonardo che sceglie Paolo Maldini per affiancarlo in società. Dopo un anno di apprendistato, Paolo diventa direttore tecnico e primo attore di tutte le scelte sportive e sceglie Zvone Boban e Ricky Massara nel suo gruppo di lavoro. Era l’estate del 2019 e, tra errori fisiologici e una fase di ricostruzione che non può non essere piena di ostacoli all’inizio, si mettono comunque le basi per far tornare il Milan ad essere grande e competitivo. Con Stefano Pioli in panchina, il ritorno di Zlatan Ibrahimovic in campo e la sapiente amministrazione societaria di Ivan Gazidis, che riporta i conti in ordine e fa crescere costantemente i rossoneri dal punto di vista del merchandising e del marketing, si crea un’alchimia perfetta. Il Milan torna in Champions, vince uno Scudetto miracoloso e straordinario e disputa una semifinale della vecchia Coppa Campioni. La ricostruzione è compiuta e il club è tornato grande anche prima del previsto. Nell’estate 2022, quella subito dopo la gioia dello Scudetto, Paolo Maldini ha bene in testa cosa bisogna fare per rendere la squadra ancora più forte e per farla stabilizzare tra le grandi d’Italia e d’Europa. Purtroppo non verrà mai ascoltato e, dopo qualche mese, Elliott passerà la mano a RedBird. Quello che succede dopo, fino alla disfatta di Zagabria, è inspiegabile ed ogni scelta distrugge pezzo dopo pezzo quello che Maldini, e tutti quelli al suo fianco, avevano coraggiosamente e faticosamente costruito. All’ex Capitano e bandiera storica del Milan viene dato il ben servito ad inizio giugno del 2023, insieme a Massara, e Gerry Cardinale decide, assurdamente, di non sostituire figure fondamentali, ma di far salire di ruolo e grado Geoffrey Moncada e Giorgio Furlani. Il Milan perde la sua anima, il suo DNA, l’esempio vincente e lampante di cosa significhi indossare quella maglia e in quella stessa estate vende anche Sandro Tonali, tanto per non farsi mancare nulla.

Una gestione scellerata che porta a Zagabria

Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Dopo qualche mese, come specchietto per le allodole per i tifosi, nemmeno tanto imbufaliti dalla “cacciata” di Paolo Maldini, ma abbindolati da un mercato che getta parecchio fumo negli occhi, Cardinale si affida a Zlatan Ibrahimovic per rimettere un po’ di milanismo all’interno della società. Lo svedese, però, non ha mai svolto alcun ruolo dirigenziale e viene messo in cima ad un’organizzazione che così non può reggere. Il resto è storia recente, fino ad arrivare a Zagabria. Una storia fatta di presunzione, errori marchiani, comunicazione da dilettanti allo sbaraglio e una proprietà che non comprende cosa significhi fino in fondo gestire il Milan, ma pensa solamente alla forma, al risultato economico e all’immagine che deve dare del club, come marchio, in giro per il Mondo, ma soprattutto in America. Il Milan orfano di Paolo Maldini, diventa orfano di un’identità, di un’anima, di un DNA che non si acquista al mercato come un etto di prosciutto. Ne susseguono errori su errori nel mercato, pochi calciatori funzionali davvero alla squadra, scelte scellerate sugli allenatori e una gestione incomprensibile di un club storico e pieno di onore che ormai è stato completamente calpestato. Il Milan non esiste più, la Supercoppa Italiana rischia di aver fatto solo ulteriore danni a quello che dovrebbe essere un allontanamento progressivo della gente che gestisce la “cosa” rossonera in questo preciso periodo storico e Zagabria è solo la punta dell’iceberg della vergogna. E, poi, si arriva ai giorni nostri e a un mercato senza alcun senso logico, in cui si sconfessa completamente quanto fatto sei mesi fa e si naviga a vista. E, in tutto questo, a soffrire e a patire sono soltanto i tifosi, ancora troppo presenti a San Siro e davanti alla TV, vittime di un amore e di una passione che non si possono vendere al miglior offerente, ma sempre più stufi di una situazione che a Zagabria ha toccato davvero il fondo.

Lino Dimitri
Lino Dimitri
Giornalista 35enne, Carmelo Dimitri è iscritto all'ordine dei Pubblicisti dal 2012. Dal 2010 collabora, a vario titolo, e scrive per diverse testate online, nazionali e non. Si occupa di Milan dal Settembre del 2011 e segue il calcio da quando era piccolissimo. Le sue più grandi passioni sono il calcio, il Milan e la scrittura. Attualmente è editorialista di punta nella redazione di MilanPress.it.

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