Il Milan, poi tutto il resto.
Quante volte abbiamo sentito questa frase e quante altre volte ancora la sentiremo. Il tutto abbozzando un sorriso e confermando. Perché a tutti, davvero, interessa solo questo. Il bene del Milan.
Negli ultimi anni però, spesso e volentieri, tutto si sta facendo, tranne che il bene del Milan. Discussioni, litigi, divisioni interne e chi più ne ha più ne metta. E a rimetterci è sempre il club. È sempre quello stemma che i giocatori e l’allenatore portano sul petto e i tifosi nelle bandiere e nel cuore.
Attualissima continua ad essere la polemica da parte proprio della tifoseria. Tanti gli spunti e tante le contestazioni che da un po’ di tempo a questa parte accompagnano il Milan quasi ad ogni partita. Dal coro “Cardinale devi vendere” fino agli striscioni contro la società mostrati in giro per Milano passando da quelli in curva che o non ci sono o vengono esposti al contrario per contestare il caro sui prezzi dei biglietti. Insomma una situazione non proprio idilliaca che fa dei tifosi – al momento, ovviamente – tutto tranne che il dodicesimo uomo in campo. Anche questa, altra frase di circostanza e sempre attuale sentita mille e più volte ed anche qui confermata dai più.
E l’appello di Conceicao nella conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions con il Girona si rifà proprio a questo. “I tifosi dovranno essere il primo giocatore: abbiamo bisogno di tutti”, il monito del mister è chiaro ma siamo sicuri che possa bastare la spinta e l’incitamento dei tifosi per fare bene in campo? La risposta è un NO chiaro, secco e conciso. Perché per fare bene in campo innanzitutto bisogna scenderci e calpestarlo. E a farlo sono i giocatori, non i tifosi.
Una prestazione come quella del secondo tempo dell’Allianz Stadium non ti porta lontano. Nemmeno con un milione di tifosi al seguito che ti incitano dal primo all’ultimo minuto. Che i giocatori del Milan fossero umorali e si lasciassero trascinare da quello che c’è intorno lo sappiamo dal pre e post covid, dall’anno dello scudetto e dall’anno della cacciata di Maldini. Momenti sia positivi che negativi che hanno condizionato anche le prestazioni in campo in bene, quando le cose andavano bene, e in male, quando l’ambiente attorno ai calciatori non era dei migliori.
Quel click mentale ancora non sembra essere stato fatto ma è alquanto necessario per non farsi trascinare dagli eventi fuori e cercare di dare il massimo in campo, a prescindere da tutto e da tutti. Perché è così che si vincono le partite. Una mediazione da parte dei tifosi poi è anche lecito aspettarsela, magari ad intervalli di novanta minuti per cercare di remare tutti dalla stessa parte. Perché sì, è vero che non sono i tifosi a scendere in campo ma spesso è vero che possono pesare sul serio come un uomo in più.


