In casa Milan tra nascondino e gioco del silenzio. Perché la dirigenza continua su questa strada?

È un momento difficile, in una stagione difficile. Chiuso il capitolo Stefano Pioli il Milan ha deciso di cambiare registro e uomini per dare un sapore diverso alla nuova annata, provando a dare continuità al percorso di crescita attraverso nuovi impulsi. Difficile pensare che si possa trovare sin da subito un connubio di gioco, risultati e vittorie, ma è altrettanto difficile digerire le difficoltà del Milan nel saliscendi di emozioni e prestazioni, positive ma soprattutto negative.

Il ruolo della dirigenza?

Ma se i risultati faticano ad arrivare, certamente a causa delle responsabilità dei giocatori e dell’allenatore, che sta – a suo modo – provando a scuotere la squadra trovando troppo spesso intoppi e mancanza di reazione nei momenti cruciali (derby a parte) c’è un’altra grossa fetta di responsabilità che riguarda il pacchetto dirigenziale.

La comunicazione. Mai come quest’anno stiamo “rimproverando” a più riprese una mancanza di comunicazione efficace e chiara da parte della dirigenza del Diavolo. Ibrahimovic e Furlani in primis (gli unici a presentarsi ai microfoni, quando lo fanno), senza considerare la totale assenza del direttore dell’area tecnica Geoffrey Moncada, lontano dalla stampa probabilmente neanche per colpa sua. Il Milan non alza mai la voce e parla poco, ma quando decide di farlo spesso eccede con le frasi show, i dibattiti con i giornalisti in studio e quella retorica che sta pian piano stancando tutti, anche i tifosi. Un esempio specifico di assenza comunicativa: ieri sera negli studi di DAZN era presente Lorenzo Casini, Presidente della Serie A. La dirigenza avrebbe potuto quantomeno parlare vis-a-vis della faccenda Bologna per avere un chiarimento?

L’empatia. Forse manca anche questo piccolo grande dettaglio ai dirigenti di oggi. Vicinanza alla squadra, all’allenatore, ai calciatori, ai tifosi. Ma anche la capacità di capire i momenti e le situazioni. Banalmente: quando coccolare i propri calciatori, e quando “riprenderli” per il loro bene e per quello della squadra. E qui ci colleghiamo all’ultimo punto…

La presenza. O meglio, l’assenza. Nei momenti delicati la dirigenza rossonera ha spesso, in blocco, disertato la visione degli allenamenti. Nella seduta di oggi al centro sportivo di Carnago, ad esempio, nessuno del pacchetto dirigenziale ha presenziato per stare vicino alla squadra e soprattutto all’allenatore. La verità è che non discutiamo l’unione d’intenti o la voglia di rimettere in piedi questo Milan; ciò che manca oggettivamente è un ordine mentale e logico, che si unisce all’incapacità di rendere tranquillo tutto l’ambiente, tifosi compresi. E si ritorna, come una ruota, al punto 1: la comunicazione.

Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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