Un’altra vigilia di Champions League ed ancora qui a parlare di atteggiamenti, attitudini, aspettative. Di un Milan che deve vincere per forza. Di tanti giocatori che dovranno dare delle risposte sul campo. Due su tutti. Theo Hernandez e Rafael Leao. E la Champions dovrà essere il loro palcoscenico.
Dopo due sconfitte consecutive contro Liverpool e Bayer Leverkusen ed altrettante prestazioni non al livello di quello che è il loro reale livello, due dei candidati ad indossare la fascia di capitano rossonera sono chiamati all’ennesimo esame di maturità.
Un esame di maturità che richiederà soprattutto di riaccendere quella fascia, la Theao, senza incappare più nei famosi blackout che abbiamo visto saltuari nelle scorse stagioni e che stiamo vedendo con più continuità in questa. Un esame di maturità che arriva dopo un turno di “riposo”, uno forzato e uno voluto, che ha fatto e che ancora fa discutere.
Servirà un estintore per spegnere tutte queste polemiche. Ed anche bello grosso. Fonseca ha provato a farlo ma, inconsciamente ed anche un po’ mettendo in luce le responsabilità di tutti come è giusto che sia, ha ottenuto l’effetto contrario. Dal “non mi frega un c***o del nome del giocatore” alla panchina per 90′ contro l’Udinese di Leao, fino alla fascia di capitano che non si sa quando tornerà sul braccio di Theo. Un po’ di episodi che hanno alimentato le dicerie e le malelingue ci hanno sguazzato. Per una sosta intera e per tutto il tempo che passa, è passato e passerà tra Milan-Udinese e Milan-Club Brugge. Per fortuna poco.
Theo, Rafa: cosa volete fare da grandi?
Un esame di maturità che alla fine avrà sempre e comunque la solita domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”. Una risposta che in pochi sanno dare, da sempre, ma che rivolta a Theo Hernandez e a Rafael Leao dovrà essere ben chiara e precisa. Il loro livello, a detta di molti e a dispetto di pochi, rimane alto ma servirà innescare una marcia alta anche in Champions.
Pregasi rispondere: “La Champions”
I numeri, per due giocatori così, non sono di certo esaltanti. I gol di Theo sono addirittura zero, con cinque assist ed un trofeo alzato, ed anche tatuato sulla gamba ai tempi del Real Madrid, con un totale di 27 presenze che di certo aumenteranno ma che non basterà per consacrarlo. E a proposito di consacrazione, anche i numeri di Rafa potrebbero andar meglio. 22 le apparizioni con 3 reti e 6 assist. Più volte è stato decisivo (vedi doppio scontro con il Napoli due stagioni fa ai quarti), troppe altre è stato discontinuo.
Adesso bisognerà alzare il livello. Da una parte e dall’altra. Anzi, dalla stessa parte, quella parte sinistra del campo, che dovrà tornare ad essere decisiva. Come poche volte è successo in Champions, ma come tante volte è successo con la maglia del Milan. E a proposito di fascia, quella di capitano, servirà fare uno step in più. Basta atteggiamenti ambigui, basta capricci, basta alimentare polemiche inutili che servono e giovano solo ai detrattori e fanno il male del Milan. Ce la faranno i nostri eroi? Dal Brugge fino a chissà quando: adesso abbiamo bisogno di risposte.


