Come rivelato in precedenza sul nostro sito, non solo Theo Hernandez e Leao sono colpevoli di episodi di ribellione nella storia del Milan. José Altafini torna a parlare del suo viaggio in Brasile alla Gazzetta dello Sport.
“Oggi con la sentenza Bosman non ci sarebbe bisogno. Negli anni ‘60 invece il cartellino del giocatore era di proprietà del club anche dopo la scadenza del contratto. O i dirigenti ti cedevano o fine carriera. Mio zio non era il mio agente: aveva un negozio di elettrodomestici e mi aiutava solo perché volevo restare fuori dalla vicenda. Mi accusavano di essere attaccato solo ai soldi. Era l’unico modo che avevo per farmi ascoltare. A gennaio, quando mi hanno assicurato che l’anno dopo mi avrebbero ceduto, sono tornato a Milano“.


