Lo spettacolo visto ieri sera a San Siro, in occasione dell’andata degli ottavi di finale di Europa League tra Milan e Slavia Praga, è stato tutto tranne che entusiasmante o, appunto, spettacolare. Il Diavolo visto ieri in campo era un insieme di 11 giocatori, fatti scendere in campo non con la grinta giusta, e la prestazione è stata pessima. Nonostante la vittoria, forse ai livelli della partita di Monza.
“Il Milan vuole vincere l’Europa League” è la frase che va di moda al momento, tra addetti ai lavori e stampa, qualcuno sta iniziando a crederci per davvero. È difficile però crederci, vedendo le condizioni con cui i rossoneri stanno giocando ultimamente. Dopo un inizio anno esaltante dove, seppur con tanti errori, si riusciva a vincere giocando anche discretamente bene, dalla – sopracitata – partita di Monza non si è visto altro che confusione oppure, la costante degli ultimi anni, “affidiamoci al singolo e speriamo”.
Fortunatamente chi può cambiare la partita non è più solo Leao, ma c’è anche Pulisic, Okafor o Jovic che stanno facendo molto bene. Purtroppo però, così non si vince niente. Senza idee, neanche i colpi di fortuna possono aiutare. E qui si torna al “vogliamo vincere l’Europa League”. Ieri una sola squadra ha dimostrato di avere realmente voglia di voler vincere la competizione, ed è stata lo Slavia Praga, che coraggiosamente ha giocato a viso aperto anche dopo l’espulsione Diouf (arrivata al 26′), riuscendo a segnare comunque due gol ad una difesa confusa e disordinata, per non dire priva di punti di riferimento.
Ora il Milan rischia non solo il danno (i due gol subiti in superiorità numerica), ma anche la beffa (la remuntada dello Slavia in casa). E così, in una gara che non avrebbe dovuto avere storia, e sarebbe dovuta finire con uno scarto maggiormente più ampio, Pioli si ritroverà obbligato a non poter fare il turnover giovedì prossimo a Praga, in quanto la qualificazione è tutto tranne che certa, visto e considerato quanto successo a Rennes.
ANCORA OCCASIONI SPRECATE
Tornando all’analisi della partita, non si può non ripensare alla situazione di superiorità numerica non sfruttata a dovere. Lo Slavia Praga ha giocato per 66 minuti (più recupero) in 10 uomini. Il Milan ha inizialmente sfruttato questo vantaggio, segnando tre gol in venti minuti, ma non subire gol doveva essere un must. Se poi si pensa che i gol subiti sono due, la frustrazione aumenta, a discapito dell’attenzione difensiva.
Al ritorno c’è la possibilità che i due gol subiti possano pesare parecchio, nonostante gli altrettanti gol di vantaggio che lasciano comunque un gap tra le due squadre. Il discorso doveva essere chiuso ieri, in modo da poter giocare anche con un pò più di tranquillità il ritorno, nell’ostico territorio ceco.
Ma non è la prima volta che succede, infatti, appena una settimana fa (senza andare molto lontano) anche la Lazio è rimasta in 10 per l’espulsione di Pellegrini, e il copione si è ripetuto, rischiando di – addirittura – andare in svantaggio.
Adesso, certamente Pioli avrà il suo ben da fare, ma le lacune mostrate sono davvero tante, tra concentrazione preoccupantemente bassa, rabbia agonistica assente e incapacità di sfruttare le occasioni favorevoli in modo da cementare la partita, il lavoro da dover svolgere aumenta sempre di più.
Per ora il bicchiere risulta mezzo vuoto e, nonostante la vittoria di ieri, se si vuole davvero vincere il trofeo mancante alla prestigiosa collezione rossonera, bisognerà cambiare completamente registro. Sempre se non si vuole chiudere un’altra stagione con 0 titoli.


