Rafa Leao ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport in cui ha parlato della sua vita tra Milan e musica. Di seguito le parole di Leao:
Se preferisce parlare di calcio o musica: “Di tutti e due, sono le mie passioni, sono le due cose che mi piace fare e con cui mi esprimo. Nel calcio scendo in campo sempre col sorriso, nella musica cerco di motivare con le mie parole”.
Su quando la musica è diventata così importante per lui: “Da sempre, mio papà era un cantante, mio zio un dj. La musica mi è sempre stata vicina, poi ho iniziato a provare in quarantena. Mi piace perché io non parlo molto, e con quella ho iniziato a scrivere e parlare della mia vita. Scrivo per far capire di non arrendersi mai: io 5 anni fa ero un bambino e ora sono uno dei giocatori più importanti del mondo”.
Sul momento in cui ha capito che poteva diventare uno dei migliori e quello di difficoltà maggiore: “Tutti e due li ho avuti allo Sporting. Il primo è stato quando stavo facendo bene in primavera e poi ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra. L’allenatore, che non prendeva giovani, mi è stato molto vicino. Poi contro il Porto sono andato in panchina, mi sono anche scaldato e mi ha detto di entrare, non ero pronto. Prima di entrare avevo la testa tra le nuvole, ma sono entrato e ho segnato, in quel momento ho capito di poter fare qualcosa di importante. Momento difficile? Quando mi sono infortunato, però sapevo già di poter fare cose importanti. Un altro momento difficile è stato all’arrivo in Francia: nuova lingua, in un campionato diverso. Sono arrivato a 0, sono stato 5 mesi in panchina, ho pensato che magari non era stata la scelta migliore andare in Francia, ero giovane e senza i miei genitori, ma alla fine questa cosa mi ha fatto crescere, se fossi rimasto in Portogallo non sarei il giocatore che sono ora a 24 anni”.
Sul gol di Simic: “Una sensazione incredibile, come se l’avessi fatto io. Lui e gli altri ragazzi giovani sono bravi, devono lavorare e sfruttare ogni opportunità, l’importante è essere sempre pronti”.
Sull’essere un idolo per i giovani ma anche un punto fermo per i grandi: “Sapere che i miei compagni si aspettano tanto da me mi spinge a dare di più”.
Sull’essere stato capitano con l’Hellas: “Quella settimana era un momento cosi cosi, non vincevamo da un po’. Prima della partita il mister nel meeting ha detto che sarei stato capitano, non me l’aspettavo ma avevo la fiducia di tutti. Anche senza fascia è una gioia giocare con la maglia del Milan, spero di essere ancora capitano”.
Sul suo idolo: “Il mio idolo è Cristiano Ronaldo. Posso arrivare al suo livello, ma non sono egoista, preferisco fare assist che gol. I numeri fanno differenza, i top sono considerati di altissimo livello perché i numeri parlano per loro, quando questa cosa mi entra in testa arriverò a quei livelli. Se mi metterei nella top 11 mondiale? Si, sto facendo bene, so che posso competere con gli altri. Nella mia top 11 metterei Maignan portiere, in difesa Cancelo, Ruben Dias, Thiago Silva e Theo Hernandez, a centrocampo Bellingham, De Bruyne, Modric e in attacco me stesso, Vinicius a destra e Mbappé al centro”.
Sull’essere l’idolo dei tifosi: “Quando sono arrivato nessuno parlava di me, oggi sono un idolo, è grazie a loro. Mi hanno messo pressione, ma quella buona. Loro ogni partita mi hanno messo la pressione di fare le cose che so fare, li voglio ringraziare perché senza di loro non sarei il giocatore che sono”.
Sulla gonna: “Personalità, mia mamma non era molto convinta, poi alla fine mi ha detto che stavo bene”.
Sula prossima passione: “Mi piace provare tante cose, forse proverò qualcosa di artistico, ma per adesso calcio, musica e moda sono le cose con cui mi esprimo”.
Su Pioli: “All’inizio il rapporto era un po’ strano. Io sono una persona a cui devi dire le cose giuste e dirette senza girarci troppo intorno. Se mi parli 30 minuti non ti ascolto. Il suo approccio era aggressivo, io sono tranquillo e quindi devi saperti relazionare con me. Lui però mi ha capito ed è cambiato. Mi chiamava spesso per chiedermi della mia famiglia, se avessi bisogno di qualcosa, del modo di giocare. Da lì è cambiato il nostro rapporto come se fosse una relazione tra papà e figlio. Quando vado in campo ho la responsabilità anche di giocare per ripagare la sua fiducia. Lui merita il meglio, mi ha aiutato a crescere come un uomo e mi ha responsabilizzato. Mi dice sempre la cosa giusta, non dice cose a vanvera. Mi parla poco ma mi dice cose giuste“.
Sul diventare padre: “Bella domanda, è una cosa che voglio. Aspetto di trovare la ragazza giusta. Ho un grande papà, una grande mamma. Non lo so ma lo voglio tanto, voglio essere un papà giovane“.
Su Ibrahimovic: “Quando facevo buone partite lui non mi diceva niente, quando giocavo male invece lui arrivava e mi diceva ‘Rafa…’. Mi trasmetteva una pressione positiva. Quando sai che una persona ti parla per aiutarti, sai che ti vuole bene e quindi i consigli di Ibra mi hanno aiutato. Adesso con il suo ritorno mi aiuterà ancora di più, è una persona importante per tutti noi e per il Milan. Fondamentale averlo con noi“.
Sulla lotta scudetto: “Il campionato è lungo ma per vincerlo non puoi lasciare troppi punti per strada, soprattutto nelle partite giocate bene. Per conquistare il campionato devi vincere quasi tutte le partite e pareggiare quelle che non puoi vincere. Però la squadra quest’anno è migliore dello scorso anno. Le ultime vittorie hanno alzato il morale del gruppo, vogliamo provare a vincere qualcosa di importante quest’anno“.
Sull’Europa League: “Sì, vogliamo vincerla. Ibra l’ha vinta, ci trasmetterà l’esperienza per poterla vincere. Il Milan non l’ha mai vinta. Con tutti i miei compagni sappiamo di avere la responsabilità di poter essere ricordati anche per quello“.
Un’immagine dello scudetto 2021/22: “Una partita in particolare più che un’immagine. Contro la Lazio, con gol di Tonali. E’ stato un ‘momento di squadra’, non abbiamo mollato fino alla fine. Dopo quella partita abbiamo capito che era scritto, era destino, sapevamo che avremmo vinto“.
Sul rinnovo di contratto: “Loro sapevano che volevo rimanere al Milan almeno un altro anno anche per il progetto sportivo e per far vedere cosa valevo. Sapevo di dover aspettare, era solo una questione burocratica“.
Sulla canzone della tua carriera al Milan: “Eminem, Not Afraid. Mi piace il ritmo e mi piacciono le parole. Non ho avuto paura di poter vincere e di far vedere a tutti quello che valevo. Ho dovuto aspettare il momento giusto per crescere e cogliere la mia opportunità. Una canzone che mi fa pensare al Milan? Quella che mettono allo stadio. ‘Che confusione, sarà perché ti amo, è un’emozione… (Leao canta e sorride, ndr)‘. Cucina italiana? Carbonara, lasagna, pizza, risotto, cotoletta…“.
E saluta tutti in milanese: “Milan l’è un gran Milan“.


