Le prime partite ufficiali hanno messo ben in chiaro quale sarebbe l’undici titolare nell’idea dello staff. Ormai arcinoto che tra di loro ci sono Reijnders, Loftus Cheek e Pulisic, che grazie al loro rendimento hanno spostato in alto l’asticella delle prestazioni. Un impatto molto importante, considerando anche che nessuno di loro avesse mai giocato prima in serie A.
Qualche dubbio invece su quanto possano incidere gli altri nuovi innesti del mercato estivo, è stato alzato sia dai media che dai tifosi. Tenendo però presente la giovane età e il contesto tecnico nuovo, si ritiene che sia certamente più normale un periodo di adattamento al nuovo campionato.
Dimmi come subentri e ti dirò chi sei
Tuttavia tra i subentranti dell’Olimpico ha impressionato Okafor. Ha preso il posto di Leao al minuto 77, sistemandosi sul centro sinistra dell’attacco rossonero spuntato e pronto al forcing finale della Roma. L’inferiorità numerica naturalmente ha condizionato cambi e atteggiamente in campo, ma ha fatto conoscere meglio anche le doti di Noah, unico nei frangenti finali a saper tener palla e dar fiato ai compagni.
Rispetto ai minuti giocati sempre a gara in corso, contro Bologna e Torino, il nuovo numero 17 ha dato idea di esser pronto. Dribbling, corsa, forza fisica e malizia, doti che quando era stato impiegato in precedenza ancora non si erano ammirate. Una maturità e un modo di star in campo che venerdì sera hanno saputo far la differenza.
L’enigma tattico sul suo ruolo principale sembra sciolto. Arrivato Jovic, Okafor potrà agire più frequentemente sulla mancina, situazione che pareva e pare essere a lui più congeniale. Sembra una banalità ma non lo è; ormai il calcio è un gioco al quale giocano in 16 calciatori a partita e ognuno di loro può e deve determinare. Saper di avere giocatori in grado di entrare così può far la differenza tra una stagione da obiettivi modesti o grandi obiettivi.


