Frattesi, Carnevali e la richiesta del Sassuolo. Il Milan, Furlani e l’insegnamento De Ketelaere, ma non solo

La volontà di Davide Frattesi è chiara, quella di Giovanni Carnevali pure. Quella del Milan? No. Uno stato di confusione e di impasse che difficilmente era ipotizzabile poco meno di un mese fa, a qualificazione acquisita lo scorso 28 maggio dopo la vittoria a Torino contro la Juventus.

Nemmeno un folle, con tutto il rispetto, avrebbe pensato di ritrovarsi il 25 giugno senza Ibrahimovic, Maldini, Massara e Tonali. Così è stato e se ne prende atto, si va avanti. Decisioni forti, dice qualcuno. Il castello di sabbia costruito è stato abbattuto, Moncada e Furlani saranno capaci di costruirne uno migliore? Ed è partire con il centrocampista del Sassuolo la soluzione migliore?

Frattesi, Carnevali e Furlani: il gioco delle carte

C’è chi le carte le ha scoperte e non da oggi. Davide Frattesi l’ha fatto capire qualche giorno fa a chiare lettere alla Gazzetta dello Sport: vuole rimanere in Italia, vuole trasferirsi in una squadra che gioca in un centrocampo a 3, può giocare anche come mezzala sinistra se quella di destra è insostituibile. A caratteri cubitali: Inter. Nessun problema, una scelta sacrosanta, ma poi sono anche gli altri attori in causa che devono adattarsi.

Un altro che le carte le ha scoperte e non c’erano dubbi sulla loro natura è Giovanni Carnevali. Pitturati ci sono tanti, tanti soldi. Circa 40 milioni. Questa la cifra richiesta per la cessione del classe ’99, poco più della metà di quello che il Milan incasserà dalla cessione di Sandro Tonali. L’amministratore delegato del Sassuolo annusa l’affare, consapevole che i rossoneri abbiano del denaro fresco da poter reinvestire e li stuzzica con la tecnica del sentito dire: “Sento dire del Milan, soprattutto dopo la cessione di Tonali, ma almeno fin qui non ce l’hanno chiesto, mentre con le altre i discorsi sono in piedi e ci siamo incontrati“. Un invito, insomma, a fare la propria proposta.

E poi c’è Giorgio Furlani, alla prima estate da protagonista sul mercato. Il biglietto da visita con la beffa Thuram non è di certo dei migliori, ma nemmeno il proseguimento. All’apparenza, felici di essere smentiti, si intravede confusione su quali possano essere i rinforzi giusti per il Milan. Potevano non essere giusti, ad ognuno la propria opinione, ma nei piani di Maldini perlomeno un’idea chiara c’era.

L’addio di Tonali getta ancor più ombre sul progetto, sempre meno chiaro. È il 25 giugno, è presto e le carte sono ancora coperte, ma il raduno del 10 luglio si avvicina: avere poco materiale e soprattutto avere quello poco funzionale non è di certo d’aiuto per Pioli, alla prima stagione da “uomo solo” senza il sostegno di Maldini e Massara.

L’insegnamento De Ketelaere

Insomma: è buona cosa pensare di investire 40 milioni di euro per Davide Frattesi? Senza voler entrare nel discorso della cifra in sé, il Milan dovrebbe aver fatto tesoro su questi tipi di investimenti dalla scorsa annata. Dovrebbe aver fatto tesoro di quell’acquisto forse ritenuto un errore troppo grande dall’alta dirigenza e forse uno dei motivi dell’addio di Paolo Maldini: Charles De Ketelaere. Situazioni diverse, profili diversi, ma prezzi simili.

Investire una tale cifra tutta su un giocatore, a maggior ragione oggi che la squadra è da costruire in buona parte (almeno tre centrocampisti, un esterno destro, una punta e un trequartista), risulta quantomeno discutibile e, azzardiamo, fuori luogo. In tal senso si reputano più opportuni investimenti importanti, ma a cifre più basse (Guler? Chukwueze? Hjulmand? Reijnders?).

Utilizzare buona parte del budget su un singolo giocatore, in questo momento storico rossonero, è controindicato, soprattutto se l’obiettivo è allungare la rosa per essere competitivi su più competizioni, soprattutto se quell’elemento, Frattesi in questo caso, non va nemmeno a sposarsi per bene in un sistema di gioco.

Milan-Sassuolo: Charles De Ketelaere e Davide Frattesi (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan-Sassuolo: Charles De Ketelaere e Davide Frattesi (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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