Una rosa da “puntellare”, ma lo stelo resta Ibra

Come la Juventus molto probabilmente non prescinderà da Cristiano Ronaldo per inseguire il decimo scudetto consecutivo e provare l’ennesimo assalto alla Champions League, il Milan ha scelto con la conferma di Stefano Pioli in panchina e Paolo Maldini in dirigenza di confermare la permanenza di Zlatan Ibrahimovic almeno per un altro anno. Una riconoscenza? No, bensì la naturale prosecuzione di un progetto faticosamente intrapreso a gennaio e che ha dato i suoi frutti, a tratti sorprendenti, soprattutto dopo il lockdown.

Definito Ibra e probabilmente blindato ancora Donnarumma, si procederà con un mercato che dovrà senz’altro essere di profilo più internazionale, visto che i rossoneri torneranno sul palcoscenico europeo dopo oltre un anno e mezzo dall’eliminazione di Atene (dicembre 2018) ai gironi di Europa League. L’arrivo di Aurier, il nuovo tentativo per Bakayoko, i riscatti di Kjaer e Rebic spingono tutti nella medesima direzione, che era poi la stessa avviata un anno fa con l’arrivo di Theo Hernandez dal Real Madrid.

C’è una logica in questi tasselli, il che non si vedeva da tanto tempo dalle parti di Casa Milan. Basti ricordare la quasi inesistente campagna acquisti del 2016, con Adriano Galliani intento a cercare in giro per l’Europa i più improbabili parametri zero. Per non parlare di quella del 2017, faraonica come la collezione di figurine Panini, delle quali restano oggi solo quelle di Calhanoglu e Kessie. Poi ci fu il 2018, condizionata dal nuovo corso di Elliott, ma con l’imbarco di profili come Bakayoko e Castillejo.

Basta apparentemente poco per puntellare al meglio questa squadra: un terzino destro e un centrocampista, in primis, e qualche buon gregario tra difesa e attacco. Se poi si pesca anche qualche jolly (vedi il caso Saelemaekers), basterà giusto ripartire da dove si è concluso.

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Milanpress

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