Un anno dopo Rino: tutto da perdere. Così è stato

Difficile parlare con il senno del “poi“, la storia non si fa con i se e con i ma. La storia del Milan dopo l’addio di Rino parla da sola: poche parole, poco da dire, troppi fatti e troppo movimento. Un valzer confuso e poco armonico di allenatori, dirigenti e giocatori. Nessuno – con tutto il rispetto – a pochi passi dalla grandezza sportiva e professionale di Gattuso. Km di distanza che hanno condannato definitivamente il Milan, sempre più lontano da quel DNA rossonero che ha scritto una storia di Champions League e successi che scorrono nelle vene di pochi. Una storia, quella di Rino sulla panchina del Milan, conclusa tra troppi perché e motivazioni mai date. Un addio da Signore, con rinunce da parte di chi aveva solo da chiedere e pretendere.

Un anno dopo, è cambiato tutto ma la storia è ciclica. Si sa. Maldini sull’orlo dell’addio, proprio come Leonardo dodici mesi fa. Un allenatore che non conosce destino, una squadra da ridisegnare. Ancora una volta, come un anno fa. Anche quest’anno il Milan perderà qualcosa e qualcuno, come sempre quando si vede il traguardo della stagione sportiva. Tutto come un anno fa.

Il Milan – un anno fa – aveva bisogno di un passo in avanti, un allenatore più esperto, un maestro del calcio per i giovani, un qualcosa che Gattuso – evidentemente, secondo molti – non aveva. La scelta di Giampaolo ha però acceso presto la malinconia per il guerriero del centrocampo di Ancelotti. Anima, cuore e un milanismo che ad oggi si ricerca, ma che sul mercato non si compra. Gattuso è stato un allenatore certamente inesperto, dalle mille risorse tra cui l’umiltà e tanta voglia di imparare con una pratica in corso d’opera. Parliamo dello stesso però che ha portato il Milan ad un solo punto dalla Champions, oltre che ad una finale di Coppa Italia inaspettata quanto meritata. Obiettivo sfumato, vero. Ma un passo verso la rinascita che nessuno aveva sfiorato con quella grinta e voglia di arrivare. Anche dopo una stagione di critiche, apprezzamenti sbiaditi, cancellati nell’immediato da risultati sportivi probabilmente non soddisfacenti. Tanta voglia di strafare per i colori della propria pelle, non solo della maglia, con la piena consapevolezza di non essere abbastanza e la necessità di colmare quel gap con la propria forza. Anche quando si rema controcorrente, pronto a scansare tutti i colpi possibili. Rino ne ha passate tante su quella panchina, proprio come quando giocava: faccia arrabbiata, nervi tesi, ma il cuore solo per il Milan.

Un anno dopo, tiriamo una timida riga di un finto bilancio: ci manca un Rino. In campo è così da tempo ormai, ma manca un Rino soprattutto seduto lì ad orchestrare un Milan che attende un vero guerriero a cui appigliarsi. Champions sfumata, vero. Ma la vera vittoria di Rino resta intrappolata nel concetto più vero di rimpianto, ora tutti lo sanno e l’hanno capito. Anche chi non aveva ancora capito per davvero.

Condividi

Più letti

Leggi anche
Milanpress