Come il mondo può lanciare il messaggio più immorale e il messaggio più edificante e umano, tutto in pochissime ore. Non esiste il bene o il male, non esiste la “vittima“, perché Mike Maignan non è “vittima”, ma un essere umano qualunque. Il cambiamento culturale sta tutto qui e lo ha spiegato in maniera ineccepibile lo stesso giocatore con parole semplici, ma profonde. Le uniche vittime qui sono il calcio e la cultura. Uno sport che dovrebbe promuovere l’inclusione, dovrebbe essere d’esempio per la società visto il ruolo che ricopre oggi, ma ad ogni latitudine del globo cade vittima di episodi che con questo gioco non hanno nulla a che fare.
Commentare quanto successo a Udine ieri sera è complicato, perché a poco serve parlare. Lo si fa da anni, ma tutto si ripete ciclicamente, che sia a Cagliari, Udine, Busto Arsizio, Torino, Milano. Un virus chiamato “villania“, sparso a macchia da olio ovunque nello Stivale. Sì, villania, perché crediamo che questo termine renda meglio l’idea di quanto accade: il comportamento da persona rozza e incivile che costituisce una grave ingiuria e offesa. E no, non è un’offesa avere la pelle di uno o dell’altro colore. L’offesa è portare il discorso nell’ambito dell’insulto, dello scherno. Schernire uno con versi animaleschi è quanto di più villano possa esistere, ma accade. Accade perché è qualcosa di insito alla società, radicato perché ignorare è più facile di imparare.
La legge del contrappasso
Non è una rivincita, certo, ma una piccola lezione quella arrivata nel finale a quei tifosi che nel secondo tempo occupavano il settore alle spalle di Okoye e nel primo avevano deciso di diventare protagonisti dell’ennesima vergogna che rende il calcio italiano sempre meno appetibile all’estero, ma anche nella stessa Italia.
Hanno deriso Maignan, hanno subito il gol della sconfitta da Okafor. Non c’è molto da spiegare. Così come non ci sarebbe molto da spiegare pensando alla composizione della rosa bianconera, la più multietnica in Serie A. Questa sì è una dei pochi fatti condivisibili del discorso di Balzaretti nel post-partita (quello di Cioffi non c’è stato, “parliamo di campo“, sì quando conviene). È difficile fare una figura più barbina di questa: riuscire nell’intento di schernire l’avversario, schernendo allo stesso tempo i propri giocatori. Complimenti.


