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Tuttosport: ha voluto Pioli, convinto Elliott a prendere Ibra e Kjaer, e non solo. E’ Maldini l’architetto del Rinascimento rossonero

L’edizione odierna di Tuttosport dedica un bell’approfondimento a Paolo Maldini, definendolo l’architetto del Rinascimento rossonero, che mercoledì ha trovato forma compiuta. Perché la Champions è, per tradizione, giardino di casa del Milan e aver riportato il club nelle sedici grandi d’Europa dopo una marcia nel deserto durata nove lunghissimi anni, suona per Paolo Maldini come una laurea. Quando nel 2019 aveva preso in mano l’area tecnica, “il capitano” aveva un incomparabile passato da calciatore ma, nel ruolo di direttore tecnico, era pur sempre un novizio.

Maldini però nel suo bagaglio aveva virtù che pochi altri possono vantare nel mondo del calcio, come fotografato da uno dei primi atti compiuti in qualità di responsabile del mercato: il blitz a Ibiza per convincere Theo Hernandez ad accettare il corteggiamento rossonero. Theo, essendosi trovato di fronte un monumento, un idolo di gioventù, non ha avuto dubbi. E lo stesso si può dire di Leao, Bennacer e Tonali (strappato sul traguardo all’Inter), tutti convinti sì della bontà del progetto rossonero, ma stregati soprattutto dal carisma di Maldini.

Che, per i tifosi, è molto più che un direttore tecnico: è garante dei loro sentimenti. Perché Maldini è sinonimo di Milan e il fatto che dopo Cesare e Paolo, nella rosa che ha conquistato l’ultimo scudetto ci fosse Daniel, è la prova della magia che lega la famiglia alla maglia rossonera. Il che, per un club che aveva vissuto i fasti berlusconiani e ora è governato da fondi americani – pure Cardinale, come la famiglia Singer, ha scelto il basso profilo – è fondamentale agli occhi di chi ha il Milan nel cuore. Perché se Maldini crede nella proprietà, non c’è motivo per cui non debbano avere fiducia pure i tifosi.

Tempo e pazienza, virtù che alle nostre latitudini sono sconosciute. Eh sì perché Maldini ha vissuto da protagonista gli otto anni di Carlo Ancelotti a Milanello e ha capito che i segreti per costruire una squadra (anche senza avere il budget berlusconiano) sono lavoro e progettualità. In tal senso paradigmatica è stata la scelta di Luciano Spalletti e, dopo il no dell’uomo di Certaldo, la decisione di virare su Stefano Pioli. Maestri di calcio, insegnanti di lungo corso e pure cesellatori di talenti.

Maldini ha difeso Pioli quando non riusciva a ingranare e ha capito che andava messa una deroga alla politica di Elliott sui giovani, andando ad acquistare Zlatan Ibrahimovic e Simon Kjaer, le colonne di cemento armato su cui è stata costruita la squadra capace di tornare in Champions, vincere lo scudetto ed, è storia recente, conquistare un posto negli ottavi della manifestazione calcistica più importante e prestigiosa.

Ma c’è dell’altro perché con Maldini il Milan ha tracciato una strada nuova nel rapporto con i procuratori e nel maneggiare i giocatori in scadenza. Il direttore tecnico non ha mai chinato la testa, al costo di perdere Donnarumma, Calhanoglu, Kessie e Romagnoli. Al loro posto, sono fioriti a Milanello i vari Bennacer, Kalulu, Tomori, Brahim Diaz e, soprattutto Mike Maignan, lo straordinario leader tecnico pescato dalla coppia Massara-Moncada al Lille.

A corredo, anche se oggi molti lo dimenticano, Maldini non ha mai avuto dubbi nel riscattare Sandro Tonali dopo la prima stagione più luci che ombre al Milan. Anche in questo, la ricetta è sempre la stessa: saper aspettare e non agire d’impulso. Pare una banalità, ma nel calcio in pochi riescono a metterlo in atto.

Milan: Paolo Maldini (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Paolo Maldini (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

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