3-4-2-1, il modulo preferito di Ruben Amorim con il quale sta cercando di plasmare il suo nuovo Milan. Un modulo che prende come riferimento soprattutto i due uomini dietro la punta, i cosiddetti trequartisti, i numeri 10. Numero 10 che dopo l’addio di Leao il Milan non ha più ma, paradossalmente, sulla trequarti c’è il traffico dell’ora di punta.
In quanti per due maglie?
Innanzitutto bisogna capire chi può farlo, il trequartista, e chi no. L’esperimento Rabiot visto all’Allianz non sembra essere riuscito. Per quello che riguarda Loftus-Cheek, invece, non c’è bisogno di vedere le ultime partite. Un’altra ipotesi è quella di Diego Moreira che però Amorim vede (e forse lo è davvero) come un esterno.
Arriviamo poi ai trequartisti di ruolo. Il Milan ha preso Omari Hutchinson per giocare in quella posizione. Talento brevilineo con una spiccata propensione nel saltare l’uomo. Dovrà dimostrarlo anche a San Siro e intanto si attende il suo esordio.
Il Milan attende il debutto anche di Christian Pulisic, che in questi anni ha dimostrato di essere forse il migliore in quel ruolo e che è tornato a disposizione dopo il problema fisico accusato al Mondiale. Amorim studia la giusta occasione per lui che comunque dovrebbe e potrebbe arrivare a breve.
E infine c’è Alphadjo Cisse, l’uomo in più di queste prime giornate rossonere. Due gol in tre partite e capocannoniere della squadra. Un trequartista ritrovato e che Amorim non vuole farsi scappare. Alla prima non da titolare ha fatto capire che deve giocare, gol dopo 7′ dal suo ingresso in campo. Non una cosa da poco.
Il dilemma di Amorim
Facendo un rapido calcolo sono 6 i giocatori che possono contendersi le due maglie dietro la punta. Aggiungendo Chukwueze e Saelemaekers (uno nasce in quella posizione ma ancora non è stato provato lì, l’altro nasce in tutt’altra ma il ruolo che finora ha fatto di più è quello) diventano 8. Un compito molto molto arduo per Amorim che dovrà chiarire le gerarchie e soprattutto far girare al meglio tutte queste soluzioni che ha. E la formazione diventa sempre più un dilemma.


