Il doppio ex Maxi Lopez ha rilasciato un’intervista ai microfoni della Gazzetta.it in vista di Torino-Milan, gara in programma domenica sera. Ecco le sue parole.
Sul suo arrivo al Milan: “Fu una situazione un po’ surreale: non potevo tornare a Catania perché avevo già firmato col Milan e non potevo nemmeno andare in Inghilterra, dove avevo una richiesta importante. Poi, dopo qualche giorno, la situazione si è sbloccata e finalmente sono entrato a Milanello. Ripensandoci ora, è stata un’esperienza persino divertente“.
Un retroscena: “Mi voleva il Fulham, avevo buoni rapporti con Al-Fayed. Dissi no a un contratto di quattro anni pur di giocare nel Milan, squadra di cui sono tifoso fin da bambino. Dissi di no perché nella mia idea c’era una permanenza il più lunga possibile in rossonero, e invece a fine stagione (gennaio-giugno 2012, ndr) non ci fu verso per Milan e Catania di accordarsi. E tornai in Sicilia. È stato un grande peccato“.
Sul suo Milan e quello odierno: “Ha un progetto tattico e una logica in tutte le sue componenti. Perché ha trovato l’allenatore giusto. Quando un progetto è ben calibrato, poi gli obiettivi li raggiungi. Il 4-2-3-1 di Pioli lo trovo molto moderno, ha i giocatori adatti per farlo. È un allenatore che ha lavorato molto sull’autostima dei suoi e ha alle spalle una società che gli ha dato fiducia. Due fattori fondamentali“.
Su Milanello: “Era un gruppo fantastico, con tanti campioni ma soprattutto con gente vera dentro e fuori dal campo. Era una famiglia. Se io dovessi sviluppare un progetto sportivo, lo farei ricalcando quello“.
Sul primo Ibra rossonero e sul suo futuro: “Era lo stesso di oggi, se la prendeva con tutti, ci cazziava tutti continuamente e ci faceva migliorare. A volte abbiamo anche giocato insieme in un sistema a due punte, io mi muovevo attorno a lui. Per me dovrebbe continuare, io lo vedo bene, col fisico che ha può giocare fino a 50 anni. Ma sarà solo lui a capire se il corpo lo segue. Ad ogni modo il suo compito al Milan l’ha portato a compimento, gran parte del progetto si è sviluppato come doveva grazie a lui“.
Su Giroud: “È il classico giocatore di esperienza che serve, fondamentale per formare i ragazzi. È riuscito pure a spezzare la maledizione della numero 9, non è un’impresa da poco“.
Su Leao: “Deve solo trovare continuità e poi diventa fortissimo. Come tipo di giocatore mi piace molto. Ma è arrivato il momento di trovare la costanza“.
Sulle proprietà di Torino e Milan: “Il progetto di calcio di Cairo è la base del calcio italiano. È la storia del vostro Paese. Lui ha sempre avuto un progetto ben chiaro in testa, poi è ovvio che gestendo un club senza obblighi di infilare coppe e titoli in bacheca, puoi permetterti di sperimentare e creare con relativa tranquillità. Al Milan invece devi sempre puntare al massimo e quando l’asticella si alza, credo sia inevitabile l’ingresso di investitori stranieri. L’Atalanta ne è l’esempio più illuminante“.
Su Mihajlovic: “Con Sinisa ci ho lavorato tre volte. È un guerriero, è sempre stato un rapporto di amore-odio: un momento volevamo menarci e quello dopo ci abbracciavamo. Eh sì, qualche volta abbiamo davvero rischiato di venire alle mani. Diciamo che siamo molto simili. Io stimo le persone vere e lui lo è. Mi spiace per la sua situazione, ma ne verrà fuori nuovamente perché ha una famiglia piena di amore. Quando litigavamo si andava sul pesantissimo. Ma a livello di gioco mi piaceva molto e devo dire che in campo poi mi faceva fare quello che volevo. L’ho sempre interpretata come stima“.
Sulla suggestione Belotti-Milan: “Quando sei in scadenza non è mai una stagione semplice, devi essere mentalmente forte e credere in te stesso. Lui ha costruito la sua carriera a Torino, ma il Milan da quanto leggo potrebbe essere un’opzione. E sono scenari che ti caricano. Il Gallo in rossonero la troverai un’opzione di mercato molto valida per tutte e due le parti“.
Sui suoi figli: “Giocano tutti nel Psg, li seguo spesso e devo dire che il grande sta andando molto bene. È un centravanti come papà, ha fatto qualcosa tipo 40 gol in 35 partite e, pensate un po’, vorrebbe giocare nel Milan. L’anno scorso ha partecipato anche a un campus estivo rossonero. Vedo in lui un potenziale giocatore vero, è un ragazzo molto determinato. Mi piacerebbe vedere i miei figli nel Milan o nel River Plate. Valentino ce la farà, me lo sento. Erano tutti e tre attaccanti, poi il medio è finito in porta“.


