Tonali & Scamacca più che semplici rumors. Chi sta pressando in società per averli?

Negli ultimi giorni sono rimbalzati insistenti voci di mercato secondo le quali il Milan stia puntando, piuttosto seriamente, Tonali e Scamacca. Del primo tutti conoscono molto bene le caratteristiche perché sta disputando un campionato da protagonista col Brescia e nonostante le difficoltà delle Rondinelle, il ragazzo sta emergendo con prestazioni da mediano navigato. Centrocampista moderno, é sui taccuini di mezz’Europa e non da questa stagione.

Gianluca Scamacca, per chi non lo conoscesse a fondo, è un attaccante, il cui cartellino è di proprietà del
Sassuolo. Una trafila da promessa in tutte le categorie delle nazioni under, con un pizzico di esperienza internazionale, tra le giovanili del PSV e qualche presenza sempre in Olanda in Eredivisie nello Zwolle. Un curriculum non banale e un’annata questa in prestito all’Ascoli, dove anche i numeri delle realizzazioni ma non solo quelli, stanno facendo parlare bene di lui.

Due prospetti attenzionati da molti, che ad oggi sembrano obiettivi concreti per il prossimo mercato rossonero. Ma chi in società sta spingendo per portarli a Milanello? Sono profili strategici per il concept di Elliott, giovani di prospettiva, certamente. Tuttavia viene più difficile pensare che possano essere giocatori richiesti da Rangnick, più esterofilo o comunque Bundesliga centrico concettualmente.

Un’ipotesi potrebbe essere che siano due acquisti fortemente voluti da Paolo Maldini, il quale potrebbe aver posto loro due come condizione di un nuovo sodalizio con Gazidis e la proprietà. Della
serie, se proprio dobbiamo puntare sui giovanissimi, lasciate quantomeno che due siano italiani. Maldini ha sempre sottolineato l’importanza di aver una spina dorsale tricolore in squadra.

Questa pausa forzata potrebbe essere una buona occasione per lavorare sul prossimo anno, senza tensioni dettate da risultati. Un limbo questo del tutto inedito, ma che per progettualità potrebbe essere utile al fine di appianare divergenze e avvicinare le parti. Senza una coesione dirigenziale non si può avere successo a nessun livello. Direi che in questi anni l’abbiamo sperimentato fin troppo bene.

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