Sandro Tonali ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Le sue dichiarazioni su Pioli, sugli obiettivi del Milan e sul percorso della squadra:
Il Milanismo: “Nel mio paese, a parte i miei zii interisti, sono tutti milanisti. Mio padre mi ha condizionato, quando poteva prendeva e andava all’estero a seguire le trasferte di Champions. Mi ha trasmesso questo “milanismo” che sento forte anche ora. Non c’è stata la possibilità di arrivare al Milan a dieci anni: ci sono arrivato al momento giusto. E ci voglio restare”.
Il sogno di fare il calciatore: “Ho sempre avuto questo per la testa. Anche per i sacrifici della mia famiglia, non avevo un piano B. Pensavo solo a diventare un calciatore. Qualunque altra cosa è durata…. giorni. Mio fratello Enrico che ha tre anni più di me già giocava a calcio, è stato semplice trovare la cosa che mi piaceva di più nella vita”.
Altri Hobby: “Poco, alla sera sto spesso in casa, non esco tanto. Serie non tanto, ma la mia preferita è stata Prison break. Mi piace guardare il tennis, sono diventato amico di Sinner, che è milanista. Musica ascolto soprattutto quella che mette Theo (Hernandez, ndr) negli spogliatoi, roba latina”.
Quando nasce Tonali calciatore: “Abitavo proprio in mezzo. Giocavo nella squadra del San Rocco da quando avevo 6 anni, nell’altro invece andavo per divertirmi con i miei amici. Che poi sono gli stessi di oggi. Il don di allora stravedeva per me, era un appassionato di calcio e guardava spesso le partite, cosi ha richiamato l’attenzione di mia madre. «Maria Rosa questo bambino è troppo bravo per giocare qui». Più o meno. Tramite un amico siamo riusciti ad andare alla Lombardia”.
Quella lettera a santa Lucia: “La letterina ce l’ha ancora mia nonna. La mia famiglia è stata fondamentale. Mia mamma Maria Rosa che fa la ricamatrice, mio padre Giandomenico che metteva le recinzioni agli stadi e poi mio zio, ma anche altri parenti più lontani: chi era libero si offriva di accompagnarmi a giocare”.
La Famiglia e la fidanzata: “Le cose del calcio le hanno sempre fatte decidere a me. Anche quando dopo il primo anno si è trattato di scegliere se restare a Brescia, che non era facile, mi hanno lasciato la decisione: ho capito che erano dalla mia parte. La mia ragazza? Siamo giovani. Stiamo assieme da quasi tre anni, è una brava ragazza, mi è stata vicino da quando ero alla Primavera nel Brescia. Prima siamo stati per tanto tempo amici e poi abbiamo deciso di fare questo percorso assieme”.
Su Cellino: “Una delle mie fortune è stato avere Cellino come presidente, auguro a tutti i giovani di trovarne uno così. A 17 anni tutti i calciatori vogliono giocare, guadagnare soldi. Io ho trovato Cellino che, contro tutti, ha deciso di rispedirmi 6 mesi in Primavera. All’inizio pensavo fosse una bocciatura, ma lui veniva a vedermi, a parlarmi, ho capito che lo faceva per proteggermi. Per non farmi fare il percorso di tanti che per ambizione (che resta fondamentale) si perdono. Cellino lo sento ancora spesso”.
Il rapporto coi compagni: “Fondamentale. Tra compagni, all’interno dello staff, tra mister e squadra. Dal primo giorno qui funziona così: nel momento in cui c’è il minimo problema anche fuori dal campo lo si dice e si risolve immediatamente. E una cosa bellissima”.
Su Ibrahimovic: “Quando serve mi faccio sentire. Poi abbiamo già Ibra che parla molto, andare sopra di lui, oltre che difficile, è pericoloso! Ci conosce tutti, tiene tanto a noi, e noi a lui e questo è il momento di stargli vicino perché vive un periodo brutto. Parla con tutti, dal 1° al 23° convocato, trova sempre la motivazione giusta. Dopo la fine del primo tempo in una partita difficile viene a spronarci, poi se servono altri modi sa usare anche quelli…”.
Riduzione dell’ingaggio: “Era la cosa giusta da fare. Il salto di qualità credo sia stata una cosa naturale: per un giocatore essere di proprietà è sempre diverso dall’essere in prestito. Non è la cosa a cui pensi andando a dormire, ma è quel particolare che da solo conta poco, però sommato ad altri fa la differenza. Se giochi male e sei in prestito magari ti preoccupi che non ti riscatteranno“.
Sullo scudetto: “Già dopo la doppietta di Giroud nel derby abbiamo capito che eravamo lì, bastava un passo falso dell’Inter o una forte testa da parte nostra. È difficile vincere le ultime cinque sapendo che ne puoi pareggiare una: ma noi andavamo in campo pensando ci fosse un unico risultato. Questa non è una cosa di cui parli, lo senti quando giochi e basta. Abbiamo capito che abbiamo fatto qualcosa di grande, più avanti ce ne renderemo conto meglio”.
Questa stagione: “Siamo soli con i nostri tifosi. Le cose che dicono, com’è stato per tutto l’anno scorso, non ci interessano. Non possiamo cambiare i pensieri della gente, certo ci fa riflettere, ma, con tutto l’affetto, non ci interessa. Come l’anno scorso, giocare da squadra, giocare bene al calcio senza obiettivi: anche non puntando al massimo, si arriva al massimo”.
Su Pioli: “Decisivo è stato Pioli, che era in una situazione difficile quando è iniziata la nostra scalata. È uno che, comunque vada, è sempre dalla tua parte. Non vuole proteggere sé stesso, vuole proteggere il gruppo».
Ai tifosi: “A loro mostro il nuovo tatuaggio sulla mano: “Impossible” in nero e una lineetta rossa a cancellare le lettere -im: nulla è impossibile, questo è il mio messaggio”.

