mercoledì, Giugno 29, 2022

Tomori: “Domenica ho realizzato un sogno, ora vogliamo confermarci”

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Il difensore centrale rossonero Fikayo Tomori ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del Corriere dello Sport.

Queste le sue parole: “In questo momento faccio fatica a esprimere con le parole quello che sento. Dentro di me ci sono tante emozioni. Mi viene da dire che abbiamo lavorato una stagione per vincere questo scudetto e ci siamo riusciti. Questo è il mio primo titolo con il Milan e mi auguro sia soltanto l’inizio. In realtà noi sapevamo sin dall’inizio di essere forti e che avremmo potuto vincere. Quando sono arrivato, un anno e mezzo fa, eravamo primi in classifica e avevamo come obiettivo un posto in Champions. L’abbiamo raggiunto, ma senza prenderci lo Scudetto. Quindi, è stato naturale cominciare questa nuova annata con il proposito di portare a casa un trofeo. Qui mi trovo benissimo. Mi riferisco alla società, ai miei compagni e pure alla città”.

Su cosa ha pensato quando ha visto la coppa dello scudetto: “Mi sono sentito come un bambino che stava realizzando il suo sogno. Non mi era mai accaduto di avvertire quel tipo di sensazione. Stavo davvero cominciando a rendermi conto di ciò che avevamo fatto, è stato il coronamento di un lavoro durato mesi. Tengo molto questa maglia. A mio avviso, questa è una vittoria assolutamente meritata”.

Sul fatto che sia possibile aprire un ciclo: “Adesso sappiamo cosa ci vuole per vincere. Quindi, dobbiamo andare avanti nello stesso modo anche il prossimo anno. Vogliamo confermarci, conquistare più trofei possibile e fare meglio in Champions. Avremo ancora più fame e saremo ancora più forti, ne sono sicuro”.

Su cosa servirà per far bene in Champions League: “Tante cose. Penso all’esperienza, a una qualità maggiore e, magari, a qualche giocatore in più. Serve tutto, anche la fortuna e certi arbitraggi. Avremmo già voluto ottenere di più in questa stagione, perché ci sentivamo comunque all’altezza. Era trascorso tanto tempo dall’ultima volta del Milan in Champions. L’anno prossimo arriveremo all’appuntamento ancora più preparati e sono convinto che riusciremo a fare meglio”.

Sulla differenza tra la Premier League e la Serie A: “Fondamentalmente, è una questione di intensità. In Inghilterra ce n’è molta di più, ma in Italia c’è maggiore tattica e si lavora innanzitutto come squadra e come reparto, prima che individualmente. Per quanto riguarda il resto, non ci sono tante differenze, solo piccoli dettagli, nulla di sostanziale”.

Sul fatto che il derby del 5 febbraio abbia rappresentato la svolta: “Sicuramente è stato così, ma penso anche a quella con la Lazio. Sono stati diversi i momenti in cui abbiamo avuto la forza per reagire alle difficoltà e portare a casa il risultato”.

Sulla partita più complicata: “Quella persa in casa con il Napoli, perché era il mio compleanno. A parte gli scherzi, è stata più difficile quella vinta al Maradona. Sono state complicate anche le partite contro l’Inter e contro la Juventus. Non dimentico nemmeno le sfide con l’Udinese. I friulani sono molto fisici ed è difficile metterli sotto”.

Sul suo rapporto con Pioli: “Mi dà sempre tanti consigli, mi aiuta quando mi capita di commettere qualche errore. Per me, è stato molto importante, ma in realtà lo è per tutto il gruppo. Con un allenatore come lui, sei portato a dare tutto sul campo”.

Sulla difesa del Milan: “Che si tratti di fase difensiva o di fase offensiva, è comunque un lavoro di squadra, non soltanto di un reparto o di uomini. Il lavoro è il vero segreto e noi ne abbiamo fatto tanto. Da questo impegno, da questa applicazione, sono nati i miglioramenti. Ammetto che nelle ultime 10-11 partite, effettivamente, il livello della nostra difesa è stato davvero altissimo. Nel momento in cui non incassi gol, avendo davanti gente come Rafael Leão o Olivier Giroud, che è in grado di segnare in ogni momento, allora tutto diventa più facile”.

Sul compagno di reparto con cui si è trovato meglio: “Innanzitutto, quando scendo in campo, il mio unico proposito è dare il massimo. Questo vale per qualsiasi giocatore abbia al mio fianco. La verità è che sono tutti diversi. Proprio Pierre Kalulu, ad esempio, essendo molto giovane, ha bisogno di essere seguito e sostenuto, quindi devo parlare di più. Il discorso è completamente diverso con Simon Kjaær, che è un leader naturale. È lui, quindi, a guidare il reparto e a dare indicazioni, come peraltro è abituato a fare pure Alessio Romagnoli, che è anche il nostro capitano e che è in questa squadra da tanti anni”.

Sull’attaccante che più lo ha messo in difficoltà: “Più di uno. Mi vengono in mente Lautaro Martínez, Ciro Immobile, Victor Osimhen e Beto dell’Udinese. Anche il portoghese dell’Udinese è forte e corre molto. Ci sono diversi giocatori forti in Serie A, ma i campioni siamo noi”.

Su Ibrahimovic: “Zlatan è un giocatore fantastico, ci ha aiutato tanto. La decisione sul suo futuro, però, spetta solo a lui”.



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