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Tomori: “Vi racconto cosa significa per me il Milan e tutto quello che non sapete”

Attraverso il Magazine The Players Tribute, Fikayo Tomori ha svelato tutti i retroscena da quando è arrivato il Milan fino ad ora, dal suo arrivo a Milano ai festeggiamenti dello scudetto ma non solo. Ecco tutte le dichiarazioni del centrale rossonero:

Sullo scudetto: “C’è stato un momento in campo a Sassuolo, il giorno in cui abbiamo vinto lo scudetto, la scorsa stagione. Anche se giocavamo in trasferta, lo stadio era pieno di tifosi del Milan al 90%. Ho sentito che i nostri tifosi hanno mandato in tilt il sito del Sassuolo per cercare di acquistare i biglietti. Dopo 11 anni senza titolo, alcuni tifosi hanno pagato migliaia di euro per essere presenti. Era un mare di rosso e nero. Non ho mai visto nulla di simile“.

Ancora sullo scudetto vinto: “Dopo il fischio finale, tutti i tifosi sono corsi in campo per festeggiare con noi. Ricorderò sempre il ragazzo che mi ha afferrato per le spalle e ha iniziato a scuotermi. Stava gridando in inglese: <Fik! FIK!!! Grazie! Grazie mille!!! Questo significa TUTTO per noi.… capisci?!>. E io ho pensato, okkei… si fa così a Milano”.

Sui festeggiamenti: “Tutta la scena e i festeggiamenti che sono seguiti, la sfilata del trofeo in Piazza del Duomo… è stata come… avete presente il fermo immagine in un film smielato con il suono del disco graffiato? Uno dei quei momenti <ma come sono arrivato qui?>. A dire la verità, ho avuto questo pensiero diverse volte negli ultimi due anni: “ma sta succedendo davvero?”.

Su prima del Milan: “Prima del Milan, ero frustrato. La mia carriera al Chelsea era iniziata così bene, ma poi all’improvviso non ho più capito che direzione stava prendendo. Nell’estate del 2020, non avevo mai iniziato un precampionato sapendo per quale club avrei giocato il giorno dell’esordio. Questo non è facile. Non fraintendetemi, ho tantissimi bei ricordi legati al Chelsea: la squadra giovanile da cui sono passato? Vincere due FA Youth Cup e i campionati giovanili UEFA? Quei tempi sono stati la crema. Eravamo insieme da molti anni. Io, Tammy, Mason, Dom Solanke, Andreas Christensen, Trevoh Chalobah, potrei andare avanti… Eravamo solo amici che amavano la vita“.

Sull’arrivo al Milan: “Dopo il Covid ho ricevuto la telefonata che ha cambiato tutto. Gli spiegai che Maldini è il direttore sportivo del Milan e che mi aveva chiamato per sondare la possibilità di trasferirmi lì, in prestito. A dire il vero, per tutta la chiamata su Zoom non riuscivo a crederci nemmeno io. Ero seduto e lo guardavo, ascoltando, ma senza capire bene. Stavo solo pensando: <Quello è Paolo Maldini. Sto parlando con Paolo Maldini>. Se non succede niente, posso comunque dire di aver parlato con Paolo Maldini.  Mio padre adorava il Milan. Papà è nigeriano ed è cresciuto seguendo il miglior calcio europeo. Ai suoi tempi, il Milan era la squadra che sembrava dovesse vincere la Champions League ogni anno. Quando ha capito che la chiamata era vera, si è infervorato e ha iniziato a darmi una piccola lezione di storia sul Milan. Io ero seduto lì, pensando: <Sì, grazie papà, ne so un po’ di calcio anch’io>. Ma aveva ragione. È un club così famoso. L’unica cosa che riuscivo a pensare era: “Non so se sono pronto, ma poi alla fine grazie anche ai miei ex compagni e Thiago Silva sono andato e per fortuna direi”.

Sul viaggio per Milano: “Quando finalmente sono andato a firmare, nel gennaio del 2021, mi hanno fatto fare un giro del museo. Ci sono così tanti trofei che non riesci nemmeno a ricordarli tutti. Coppe dei campioni e Palloni d’oro, ovunque. Guardo le foto alle pareti e mi dico: “Sì, questo è il posto giusto”. Ci sono Shevchenko, Kaka, Nesta, Ibra, Pirlo, Ronaldinho… E questi sono solo alcuni che mi ricordo perché li ho visti da bambino, data la mia età.  Il momento più toccante è stato quando mi hanno consegnato una borsa con dentro la mia tuta. Quando l’ha tirato fuori, ho fissato lo stemma del Milan. Credo che papà si sia reso conto che stavo avendo problemi ad assimilare tutto quanto. Mi guardò e mi disse: <Tu giochi per il Milan>. Ancora dopo quasi due anni, ogni volta che vedo la mia tuta provo ancora una sensazione speciale. Mi dico ancora: <Gioco per il Milan>“.

Sui tifosi: “È una vera follia. Ma è una follia positiva. Dopo aver atteso a lungo il titolo e aver visto i rivali dominare, ci si potrebbe aspettare un po’ di negatività da parte dei tifosi, ma devo dire che non ho mai provato nulla di simile… solo amore. Così tante persone che si rifiutano di farti pagare il caffè o che ti mostrano i loro tatuaggi del Milan. Ho visto così tanti tatuaggi di Giroud che festeggia il suo gol nel derby… hahaha! Il modo in cui ci trattano, il modo in cui ci guardano. Voglio dire, siamo solo calciatori, giusto? Ma per loro è come se fossimo dei re. E per questo era così importante per me imparare la lingua in fretta per poter far parte di tutto questo. Volevo essere completamente dentro. In un club come questo non si possono fare le cose a metà. L’amore datoci durante la corsa allo scudetto fu immenso. Non ce l’avremmo mai fatta senza l’aiuto dei tifosi”.

Sui momenti speciali pre scudetto: “Ci sono stati tanti momenti speciali durante il cammino verso lo scudetto, soprattutto verso la fine della stagione.  A ogni partita sempre più amici sono venuti da casa, per partecipare all’eccitazione della corsa al titolo. Di solito li sistemo nel settore delle famiglie dei giocatori a San Siro, ma una volta li ho messi insieme ai tifosi normali e dopo sono tornati dicendo: <Sì, Fik… ci devi mettere sempre lì. Vogliamo far parte di questa energia. È pazzesco!>“.

Sul Derby e la gara con la Lazio: “Ricordo il derby di febbraio. Avevo appena subìto un intervento al ginocchio ma, quando Oli ha segnato il secondo gol completando la rimonta, sono saltato in piedi come se avessi appena ricevuto una cura miracolosa! Era una partita in trasferta, ma c’erano ancora i nostri ultras in Curva Sud e quando tutti corsero a festeggiare da loro, potevamo vederli saltare e urlare lassù in alto. Lo stesso è accaduto ad aprile, quando abbiamo battuto la Lazio 2-1 fuori casa. Tonali segnò al 92° minuto, saltò i cartelloni pubblicitari e lo stadio esplose. Ricordo ancora le facce dei singoli tifosi che stavano perdendo la testa per la pura gioia“.

Ancora sulle due gare: “Anche quando sei in partita e concentrato su quello che stai facendo, quando i tifosi impazziscono in quel modo ti colpisce come un’onda d’urto. La cosa che non si capisce di San Siro dalla TV è il frastuono. Lo senti davvero. Ti toglie il fiato e allo stesso tempo ti dà nuova vita.  I tifosi erano solo una parte dell’equazione, l’altra erano i miei compagni di squadra. Li devo applaudire. È un gruppo così speciale. Lo spirito che vedete è reale. Siamo tutti amici fuori dal campo. Andiamo a mangiare insieme, non in piccoli gruppi ma come squadra. C’è un legame e si crea la mentalità che siamo insieme in questo viaggio“.

Sulla dirigenza: “L’altra cosa è che – e di questo il merito è di Gazidis, Maldini, Massara e Pioli – è una squadra in cui tanti giovani hanno avuto la possibilità di assumersi delle responsabilità e le hanno sfruttate per salire di livello. Ragazzi come Pierre Kalulu e Rafa Leão. Che giocatore è Rafa! Quando è arrivato, credo che nemmeno lui sapesse quanto fosse bravo. Con quanta facilità riusciva a dominare i giocatori nell’uno contro uno. È alto, sa dribblare, sa tirare e sa passare. Ha tutto… e ora credo che lo sappia“.

Sui compagni: “E poi, dall’altra parte, ci sono ragazzi di grande esperienza come Zlatan. So cosa state pensando e, sì, nella vita reale è esattamente così. Ricordo che quando arrivai a Milano per la prima volta mi chiese dove alloggiavo. Poi mi comunicò che eravamo vicini di casa. Disse: <Sì, abito nell’edificio accanto al tuo. Il mio appartamento è quello all’ultimo piano… così Dio può vegliare sulla sua città>“.

Su Ibra: “Ma è anche il più forte, il più flessibile e quello che si impegna di più nella squadra, anche a 41 anni. È una macchina. Non ci sono altre parole per descriverlo. E parla sempre con quel vocione roboante alla Zlatan, facendoti discorsini e dandoti consigli. Potete guardare qualche video sui social media. Lo vediamo davanti a noi, ogni giorno. In quelle partite finali, ci ha mantenuto lucidi. Ricordo che andammo negli spogliatoi all’intervallo dell’ultima giornata contro il Sassuolo in vantaggio per 3-0. Non credo di essere mai stato così felice in vita mia. Guardavo i miei compagni di squadra che sorridevano: <Ce l’abbiamo fatta ora>”.

Ancora su Ibra:  “Ma che Zlatan lo notò subito, che ci stavamo lasciando andare e disse: <Nessuno deve ancora sorridere!!!  Ci sono ancora 45 minuti!!!>. Smettemmo di sorridere. Quarantacinque minuti dopo eravamo campioni.  Le 24 ore dopo il Sassuolo sono state una follia. Non proverò nemmeno a descrivere la sfilata del trofeo. Se non l’avete ancora fatto, andate a vedere i video… vi aspetto“.

Dopo il fischio finale di Sassuolo-Milan: “Il percorso era di sette – otto chilometri e ci sono volute cinque ore e mezza per muoversi tra la folla che batteva sui lati del pullman. Guardando fuori, non si vedeva nemmeno il terreno, solo persone, bandiere, razzi e nebbia rossa. Ho sentito dire che c’erano 50.000 persone stipate in Piazza del Duomo, tutte a cantare “Pioli’s on fire” hahaha!  Nella mia testa, avevo un piccolo pensiero: “Immagina se vincessimo la Champions League”.

Sulla sera dopo: “La sera dopo la partita con il Sassuolo, sono tornato a casa mia per stare con i miei genitori. Erano venuti in Italia in aereo, ma non allo stadio: mio padre non guarda mai le mie partite. Mai. È troppo nervoso. Invece va a messa. Ma quel giorno, ha deciso di rischiare un infarto e ha guardato la partita a casa mia. Questo vi fa capire quanto importante fosse per lui. Quella sera – 16 mesi dopo aver visitato il museo del Milan senza davvero credere a quello che mi stava succedendo – io e mio padre abbiamo festeggiato insieme. Gioco nel Milan e ho vinto lo scudetto“.

Su tutte le emozioni: “È successo davvero. Ed è stato meglio di quanto avessi mai potuto immaginare. Mi piacerebbe poter ritrovare quel tifoso che mi ha preso per le spalle in campo a Sassuolo. Se potessi, lo prenderei io per le spalle e gli direi nel mio miglior italiano: Ora capisco. Ora capisco cosa significa. E spero che voi capiate cosa significa per me“.

Tomori- Gran Galà del Calcio

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