HomeNewsTassotti: "Quanti ricordi con Ancelotti. Vi racconto tutti i retroscena"

Tassotti: “Quanti ricordi con Ancelotti. Vi racconto tutti i retroscena”

Intervenuto ai microfoni di Calciomercato.com, l’ex Milan Mauro Tassotti si racconta così tra retroscena ed attualità. Ecco le sue dichiarazioni:

Su Ancelotti: “Il mio primo ricordo di Carlo fu un derby di Roma, anno 1980: lui col numero 11, io col 2. Ed era il tempo in cui il 5 marcava il 9 e l’11 stava sul 2. Per cui feci tutta la partita in marcatura su di lui. Gli anni miglioro assieme quelli in panchina, perché sono più vicini e perché il contatto era più stretto. La squadra è un grande gruppo, lo staff è un blocco nel gruppo. E poi ai tempi del nostro Milan, gli staff non era giganteschi come oggi. Eravamo 5/6 persone in tutto e dividevamo giornate intere insieme, in campo e in ritiro e in trasferta“.

Ancora su Ancelotti: “Io e Carlo andavamo sempre a sederci in fondo al pullman. Sacchi mentre andavano allo stadio voleva silenzio assoluto, massima concentrazione. In fondo, almeno si poteva ridere un po’. Ricordo una signora, un po’ anziana, che ci aspettava dal balcone di casa, all’inizio di viale Caprilli, appena si svolta da piazzale Lotto. Stava sempre sul balcone e con la bandiera in mano. Una volta rispondiamo al suo saluto e così la volta dopo e così per tutto il campionato: lei ci aspettava e noi caricavamo Carletto perché la incistasse, un vero spasso. Diventò quasi un rito. Non l’abbiamo mai conosciuta però“.

Su Sacchi: “Lo leggevamo sui giornali di un suo possibile arrivo, ma non sapevamo nulla. Sacchi non lo conoscevamo, avevamo giocato contro il suo Parma, ma non sapevamo come ci avrebbe messi in campo, cosa avrebbe voluto fare di ciascuno di noi“.

Sull’immagine iconica di lui ed Ancelotti: “È scontata e sarà banale, ma lui che segna al Real Madrid, nell’89 a San Siro, e io che lo rincorro gridandogli dietro chissà che cosa… è l’immagine che ho visto cento volte in tv, perché quando si parla del grande Milan si rievoca quasi sempre quel 5-0 che ha fatto storia“.

Sul doppio confronto iconico contro il Liverpool: “Sapevamo che la partita non era finita, con gl’inglesi non è mai finita. Nessuno rideva, nessuno si è distratto. Siamo tornati in campo e in 7 minuti è cambiato il mondo. Eppure abbiamo reagito, con Sheva abbiamo ancora avuto la palla per chiuderla. E poi i rigori… Il Milan giocò benissimo quella partita, la migliore di tutta la Champions, e perdemmo. Due anni dopo, ad Atene, disputammo una partita normale, alla pari con loro, e invece vincemmo. Il calcio è strano“.

Su Real Madrid-Liverpool: “Tiferò per Carlo, lo penso favorito. Quest’anno gli sta andando tutto bene, sembra che ci sia una congiunzione astrale favorevole. Ha dei grandi giocatori, è un grande allenatore e in queste partite tutto gli è sempre girato bene. Speriamo che continui a vincere“.

Su un suo possibile approdo al Chelsea: “Parlai col Chelsea, ma non c’erano le condizioni. Penso che Carlo dovette accettare di lavorare con un tecnico imposto dal club. Così rimasi al Milan, casa mia, dove stavo benissimo. Solo il preparatore Mauri andò con Carlo, nemmeno Wiliam Vecchi, che lavorava con lui già da Reggio Emilia. Non sono pentito della mia scelta, contento di essere rimasto al Milan e di avere lavorato con altri allenatori. Con Max Allegri sono stato benissimo, è molto bravo. Non capisco chi lo critica”.

Sulle critiche di Cassano: “Non voglio entrare in queste storie social, non mi piacciono. Dico solo che Max è una bella persona, un ottimo allenatore e al Milan la tattica la faceva lui, non io“.

Su quanto ha capito che Ancelotti sarebbe diventato un grande allenatore: “Subito, dall’inizio, già quando  giocava e appena smise. Voleva diventare allenatore. Lui adorava Sacchi, pur essendo profondamente diverso la lui“.

Sul paragone Sacchi-Ancelotti: “Arrigo è malato di calcio, fissato al limite della paranoia. Carlo non lo è mai stato, è sempre stato uno che amava divertirsi, ridere e mangiare. Non gliene mai fregato nulla di passare per guru come Sacchi o Mourinho o Guardiola. Lui se c’è da fare casino con i suoi calciatori, lo fa. E infatti i suoi calciatori lo adorano, amano farsi allenare da lui. Che di campionissimi ne allena da sempre“.

Sul carattere di Ancelotti: “È quello che vediamo tutti, uno proprio così, semplice, genuino, un uomo di campagna potrei dire, di quelli di una volta. Uno che ama ridere, che racconta barzellette e sa ridere di se stesso“.

Mauro Tassotti
Mauro Tassotti – Milanpress, robe dell’altro diavolo

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