Ex Milan, Suso: “Mi chiamò l’Inter ma rifiutai per rispetto. Prima di un derby feci una promessa…”

Suso, grande bomber da derby del tardo decennio scorso, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport

La stracittadina del 2016 la partita più speciale della sua vita:Sì, il Milan è la squadra in cui sono stato più felice. Era il mio primo derby da titolare e l’atmosfera era speciale. E poi avevo fatto quella promessa…se vinco torno a casa a piedi. Mantenuta? No, l‘Inter pareggiò nel recupero, ci sarei andato solo se avessimo vinto…“. 

Sogno di fronte a 75.000 persone:Non senti paura, è una sensazione di felicità perché fai parte di qualcosa che hai visto in tv da bambino. Sei orgoglioso di esserci arrivato“.
 
Il mancato passaggio all’Inter:Lo ricordo perfettamente. Io potevo liberarmi con il pagamento di una clausola e l’Inter voleva pagarla. Spalletti mi chiamò e gli parlai al cellulare. Il fatto che l’Inter mi volesse era un orgoglio ma io ero del Milan. Ho detto di no: non sarebbe stato giusto, per quello che avevo vissuto a Milano“.
 
La fine con il Milan:C’è stato un periodo non bello come risultati. Il Milan aveva preso Pioli e a dicembre 2019 perdemmo 5-0 contro l’Atalanta. Pioli poco dopo mi tolse dalla formazione e io pensai che non volesse farmi sentire importante. Cominciai a non giocare e la squadra vinceva, il calcio a volte va così. Ho sentito che fosse il momento migliore per chiudere“.
 
Il Milan di oggi:Mi piace. Quando guardo una partita di A, guardo il Milan. Lotterà per lo scudetto, come l’Inter. Allegri, che si giochi bene o male, è un allenatore fantastico“.
 
Chi sente tra i suoi ex compagni:Leao mi ha appena mandato un messaggio. Ai tempi era molto giovane, timido, un ragazzo molto buono. Con quelle gambe lunghe, in allenamento, non lo prendeva nessuno. Ora può fare quello che vuole, ha tutto per essere uno dei migliori. Il problema è che nel calcio oggi ci sono giocatori molto più fisici, di corsa. Lui ha il fisico ma la gente si aspetta tanto“.
 
I suoi allenatori più importanti:A Montella devo tutto. Mi ha detto ‘rimani qui e faremo grandi cose’. Poi Gattuso, era come se fosse non dico un amico, ma una persona che capisce tutto in spogliatoio. Luis Enrique, che è il numero 1 per tattica e modo di vedere le partite. E Lopetegui perché con lui ho vinto un’Europa League“.
 
 

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