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Spina (Head Of Women): “Il Milan tiene molto alla squadra femminile, stiamo creando un bel futuro”

Come accaduto con Vincenzo Vergine, Milan TV ha voluto intervistare con una lunga sessione di domande e risposte l’Head Of Women della società, Elisabet Spina. Ecco tutto l’estratto testuale.

Che bambina era:Quando guardo le mie prime foto c’è sempre il pallone accanto a me. Ero una bambina appassionata della vita e di calcio, curiosa di viaggiare. Madre svedese, che ha condizionato l’approccio al calcio. La mia famiglia mi ha sempre supportata, e ha fatto sì che per me giocare a calcio fosse qualcosa di estremamente naturale. Sono nata e cresciuta in Italia, ma il 50% del mio sangue è svedese: non nego che mi condizioni culturalmente, le sfaccettature vengono arricchite. Mio padre era appassionato di calcio, poi sono cresciuta con mio fratello piccolo, che ha giocato molti anni in Lega Pro ed in Serie B. Il mio primo sogno? Diventare la migliore giocatrice del mondo. Non è stato così, anche per gli strumenti del momento, però mi spronava a lottare per qualcosa di più grande rispetto a quello che potevo immaginare“.

E poi, che calciatrice era. Dal cervello…:La mia famiglia mi ha dato l’opportunità di prendere parte ad una scuola calcio maschile. La grande accoglienza, un po’ di perplessità e curiosità a volte, ma che sono state poi superate col tempo. Sono stata fortunata nel non aver incontrato grandi difficoltà, e questo mi ha messo voglia di sperimentare, di avere una visione innovatrice rispetto al passato. Per la mia generazione il modello imitativo era quello maschile, sognavamo di avere le stesse opportunità. Ti proiettavi in avanti come se quell’opportunità ci potesse essere, ma oggi è possibile avere un’opportunità di investimento. Nella testa di chi giocava c’erano le medesime emozioni e speranze di chi gioca oggi. Col passare del tempo mi sono resa conto delle difficoltà che incontravo, non sempre i sacrifici venivano ripagati. Ho avuto attenzione nel pensare al mio futuro e alle tutele attraverso un percorso di studi“.

…al campo:Tecnica? Mi descrivono così. Mi riconosco in questo, ero una giocatrice tecnica ed ho un grandissimo rammarico, ovvero l’opportunità di mettermi in gioco. So chi ero ma non so chi sarei potuta essere“.

La nuova vita alla scrivania:Credo che aiuti nel ruolo che ho oggi avere una visione ampia. Conosco il pensiero delle giocatrici ricordando il mio, mi può essere d’aiuto per intervenire, per capire i loro momenti. Loro danno grande attenzione al percorso professionale e di crescita personale. Ho pensato a studiare, a tutelarmi e ad intraprendere il prima possibile una carriera all’interno del calcio. All’età di 23 anni, mentre giocavo, ho iniziato ad allenare in una scuola calcio di ragazzi. Quando sono arrivata al Milan mi hanno dato il compito di responsabile delle academy Milan in Italia. Poi il club inaspettatamente mi ha chiesto di intraprendere un progetto con il Femminile“.

Com’è iniziato il progetto:Vedere questo passaggio al Milan è stata una cosa naturale. In questo ambiente sono cresciuta, ma era una cosa molto grande per una donna in questo tipo di ruolo. Da cinque/sei anni la visione strategica è cambiata. In quel momento il Milan è stato uno dei primi club ad avviare questo processo. Ci siamo dati obiettivi molto grandi, oltre ai risultati che sono altrettanto importanti. Trattare le ragazze da professioniste è sempre stato uno degli obiettivi del club“.

Il ricordo più bello:La prima volta che abbiamo indossato la maglia in una gara ufficiale. Sapevamo che stavamo scrivendo la storia. Lo abbiamo fatto a Bari, in una giornata turbolenta, però credo che quello sia stato l’inizio di un percorso che dovrebbe durare a lungo“.

La crescita:Sono arrivate molte giocatrici dall’estero, ragazze talentuose con esperienza che hanno dato valore. Hanno alzato il valore tecnico del nostro campionato, le società si sono sollevate. Siamo un pochino indietro come Paese, ma il movimento crescerà. Il tema delle infrastrutture sportive è importante, mancano nel Femminile. Siamo fortunati ad avere il PUMA House Of Football, poi in un’ottica di crescita credo che il club valuterà altre opportunità“.

La fame delle ragazze giovani:È un tema interessante, per il Femminile e per il Maschile. Per gli uomini si arriva presto a contratti anche molto remunerativi, si toglie la fame. Nel Femminile si rischia di non attribuire il giusto valore alle opportunità. Ci sono ragazze che giocano esclusivamente per passione, e devono trasformare questa passione in lavoro per il loro sacrificio. Ci sono ragazze che hanno idee estremamente chiare, che vogliono fare questo nella vita e ragazze che devono sperimentare: potrebbero fare un passo indietro. Una generazione che va accompagnata nelle scelte implica un grande sforzo formativo da parte di tutte le figure professionali“.

Il nuovo progetto giovanile:Abbiamo fatto un progetto quest’anno che riguarderà la Primavera, U17 e U15. Includerà il supporto dell’area psicologica e di altre figure professionali, che si dedicheranno alla competitività delle ragazze. Solo chi ci riuscirà potrà fare quel salto da passione a lavoro. Abbiamo iniziato ad investire di più nel settore giovanile. Vogliamo avere sempre più giocatrici formate da noi. Lo scorso anno, per la prima volta, abbiamo aperto una parte di convitto dedicata alle ragazze, per dimostrare gli investimenti. C’è grande attenzione, vogliamo valorizzare i talenti del territorio, dando uno sguardo al talento nazionale e internazionale. Le nuove generazioni sono più pronte: le 2008 sono più pronte delle 2007, le 2012 delle 2008. Questo ci fa ben sperare per il futuro“.

Lo scouting:Ci riempie d’orgoglio vedere Laia Codina vincere il Mondiale ed essere stata con noi: lei ci gratifica, dice che abbiamo contribuito alla sua crescita. Allo stesso modo Yui Hasegawa, candidata al Pallone d’Oro, l’abbiamo portata noi in Europa. Dal punto di vista dello scouting ci rendono estremamente orgogliosi“.

Fuori dal campo:Siamo stati lungimiranti in alcune problematiche, poi emerse negli ultimi anni. Situazioni di ambiguità che nascono tra calciatrici e staff, ed abbiamo dedicato a questo un progetto che abbiamo lanciato. Ora vogliamo tutelare la maternità: ci sono accordi collettivi, ma vogliamo collocarci come pionieri, almeno per quanto riguarda l’Italia. Vogliamo contribuire ad internazionalizzare il brand, a creare opportunità anche all’estero e di farci portatori di temi d’equità di genere. Oggi il club colloca nell’organigramma la Prima Squadra Femminile in modo diverso. C’è attenzione e voglia di far crescere questo progetto“.

Il Milan Femminile tra cinque anni:Dobbiamo accorciare il gap con i grandi top club europei da un punto di vista tecnico, non gestionale, così come tutte le squadre italiane. Tra cinque anni credo che il club possa competere per qualcosa di veramente grande a livello internazionale, ed è difficile. La crescita del movimento femminile è una sorta di plateau: c’è stato un grande salto nel professionismo grazie al Mondiale del 2019, poi un momento d’assestamento ma ripartirà. Ne siamo certi, perché lo vediamo all’estero. Noi dobbiamo assottigliare questo gap con l’estero, per infrastrutture e spettatori“. 

I tifosi sono aumentati:Li ringrazio per il supporto, ci riempie d’orgoglio. Tifano quando le cose vanno bene e meno bene. Abbiamo da quest’anno fatto un progetto: abbiamo cercato di rendere più accogliente l’evento gara con delle opportunità in più. Oggi venire a vedere una gara di calcio femminile è un’esperienza piacevole per lo spettacolo e per l’ambiente che si trova“.

Il nuovo format del campionato:Nel momento in cui avremo calciatrici più competitive in Italia e club maschili pronti ad investire, il format potrebbe cambiare. Con la Poule scudetto c’è competitività dall’inizio alla fine: in questo momento il format funziona“.

Il suo sogno oggi:Oggi manca il vincere qualcosa. Un trofeo mi farebbe piacere, credo sia giusto rispetto agli investimenti del club che ha fatto e agli sforzi di figure professionali e calciatrici. Oggi la vittoria è mancata, manca in questo percorso e mi auguro che possa essere trovata al più presto“.

Ivan Gazidis, Elisabet Spina - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Ivan Gazidis, Elisabet Spina – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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