Società, allenatore, giocatori: dov’è finito il Milan? C’è ancora tanto da scrivere nel “diario degli errori”

Milan, ancora, che combini? Per il secondo anno consecutivo il Milan esce dalla corsa scudetto prima di Natale. E se lo scorso anno era accaduto a novembre, quest’anno i rossoneri hanno addirittura anticipato ad ottobre. La partita di ieri sera ha definitivamente spento ogni tipo di ambizione: questa squadra non ha i mezzi per competere ad alti livelli. E poco importa se il bilancio è in positivo di 4,1 milioni di euro. Che importa? Cosa cambia? Dove può arrivare un Milan strutturato senza una logica, senza una idea, senza convinzione? Il verdetto di San Siro ci dice che a festeggiare sono i tifosi del Napoli, mentre, ancora una volta, coloro che devono trovare spiegazioni, rimuginare, soffrire, sono i tifosi del Milan.

Da marzo del 2024, il tifo rossonero aveva una sola richiesta, neanche troppo assurda, ovvero Antonio Conte alla guida tecnica del Diavolo. E invece, la dirigenza per non rischiare di farsi sopraffare da un allenatore vincente e carismatico, ha messo le mani avanti, scegliendo un allenatore che inevitabilmente ti porta a fare dei passi indietro, almeno per il momento, rispetto alle altre contendenti. Perché il Milan è partito, alla vigilia di questo campionato, come la seconda forza del torneo, con l’obiettivo di colmare il gap con l’Inter scudettata. Invece si ritrova, al 30 di ottobre, al nono posto in classifica, seppur con una gara in meno.

FONSECA, ANCORA: CHE COMBINI?

Nel post gara di Milan-Napoli, l’allenatore rossonero ha parlato ai microfoni di DAZN, dicendo che i campionati non si vincono dopo 9 partite. Nulla di più sbagliato: il Milan ha fatto solo 14 punti su 27 disponibili, con un distacco di 11 punti dalla capolista, il Napoli. Fare una dichiarazione del genere, significa non essere a conoscenza della realtà, non capire cosa significhi allenare una squadra come il Milan. Dopo 9 partite, a nessuno importa se la squadra gioca un bel calcio, perché se il distacco dalla vetta è di 11 punti, significa che la strada non è quella giusta. Non basta, caro mister, aver giocato – tutto sommato – bene la partita di ieri sera. Oppure non basta averci provato fino alla fine, aver avuto una reazione, se alla fine i punti li portano a casa sempre gli avversari.

A cosa serve iniziare la partita senza Leao, perché il portoghese non garantisce le coperture giuste, ancor di più con l’assenza di Pulisic e Reijnders, se ti manca l’uomo della giocata decisiva negli ultimi 30 metri? A cosa serve iniziare la partita con una formazione “disciplinata” se dopo 3 minuti il Napoli passa in vantaggio per una disattenzione difensiva e devi ricostruire tutto? A cosa serve mettere dentro, nella ripresa, Leao, Pulisic, Camarda, giocare con due punte, spostare Musah terzino destro, tenendo in campo  – nonostante una partita impalpabile – Terracciano? Questo è l’emblema della confusione, la dimostrazione di non essere sul pezzo. Il voler dimostrare di essere qualcosa di diverso rispetto a ciò che si è in realtà. E questo atteggiamento egoistico fa perdere il focus, perché al Milan, chi ci pensa?

SQUADRA SCOLLATA E GRUPPO FRAGILE

Anche e soprattutto i calciatori hanno delle responsabilità. Errori tecnici, collettivi, di reparto, ma un solo risultato: quattro vittorie in nove gare e tre sconfitte. I punti pesano, le sconfitte abbattono. Nessuno pretende che il Milan giochi 38 partite di campionato come se fossero il derby con l’Inter, non sarebbe umano. Ma dov’è finita l’unità di squadra? Che fine ha fatto il gruppo? L’atteggiamento di sostegno nei confronti del compagno, la corsa in più per mettere una pezza all’errore del compagno. Dove sono finiti i raddoppi e la voglia di respingere tutte le offensive degli avversari? Ancor di più: dov’è finito il cerchio in cui ci si stringe a pochi secondi dal fischio d’inizio dove ci si guarda negli occhi, si ripone fiducia nel compagno e ci si dà la carica per affrontare al meglio la partita?

La squadra è scollata, staccata, poco intensa. Non bastano le vittorie contro Venezia e Lecce per essere felici e dire davanti alle telecamere che va tutto bene. Non ci si può sentire in paradiso per la vittoria nel derby, sentirsi sazi e abbassare la guardia. Il percorso, fino ad ora, è pessimo. La squadra non ha leader, uomini di calcio ai quali affidarsi e confrontarsi. Non ha un’anima che la spinga oltre le difficoltà e la porti a migliorarsi partita dopo partita. Ridate ai tifosi un Milan fatto di uomini, prima ancora di giocatori. Che ci tengono al risultato, che vivono per il risultato. La storia non si scrive con le buone prestazioni, ma con i campioni che ti fanno vincere le partite. C’è ancora tanto da scrivere nel “diario degli errori”.

Milan: Theo Hernandez, Mike Maignan, Paulo Fonseca, Davide Calabria, Alvaro Morata, Lorenzo Torriani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Theo Hernandez, Mike Maignan, Paulo Fonseca, Davide Calabria, Alvaro Morata, Lorenzo Torriani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

 

Ernesto Lepera
Ernesto Lepera
Mi chiamo Ernesto Lepera, sono uno studente in Comunicazione Pubblica, Sociale e d'Impresa. Aspirante giornalista sportivo, coltivo questo sogno sin da bambino. Lavoro per realizzarlo.

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