L’ex Milan Marco Simone ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche dei suoi anni rossoneri tra gol, Sacchi e Capello e di un possibile ritorno.
Le parole di Simone sul Milan di Sacchi
“Una squadra eccezionale, che giocava un calcio di un altro pianeta per l’epoca. Stare nello stesso spo gliatoio di Gullit, Van Basten, Baresi, Maldini e tutti gli altri campioni che hanno segnato un’epoca per me era come essere finito in un sogno”.
Su cosa gli viene in mente parlando del 21 marzo 1990
“Milan-Malines, ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni a San Siro. Andiamo ai supplementari e arriva il mio momento. Parto in solitaria, dribblo un avversario, sento lo stadio vibrare e vedo Van Basten smarcarsi, ma senza chiedere palla. È come se Marco mi avesse aperto la strada per prendermi la gloria. Così mi presento davanti a un super portiere come Preud’homme e… segno. Un’emozione fortissima, i tre olandesi mi sollevano da terra. Sono sincero, ogni tanto vado a rivedermelo ancora adesso, quel gol”.
Su Capello dopo Sacchi
“Due grandissimi, ma molto diversi. Arrigo era il genio, don Fabio il manager. Da allenatore iniziai seguendo Sacchi, il suo 4-4-2 maniacale, ma poi capii che dovevo seguire la mia strada, senza scimmiottare gli altri. Capello, invece, era un maestro nella gestione dei campioni”.
Se Capello era un duro
“Le racconto un aneddoto. Finale di Champions a Vienna, Milan-Ajax. Col mio sponsor tecnico decidiamo di giocare con le scarpe bianche. Era il 1995, non lo aveva mai fatto nessuno. Sapevo, però, che se Capello mi avesse visto indossarle, l’avrebbe presa male e sarei finito in panchina immediatamente. Così, le metto in un sacchetto e faccio riscaldamento con un normale paio di scarpe nere. Una volta tornati negli spogliatoi, appena prima di scendere in campo, le infilo e alzo gli occhi: avevo Capello sopra di me con uno sguardo che non vi dico (ride ndr)…”.
Su quel Milan
“Baggio, Savicevic, Papin… Che qualità. Ma il mio preferito, si sa, è da sempre Weah. Con George c’era un feeling speciale, sapevamo sempre come trovarci in campo e fuori. A volte sembrava di giocare all’oratorio, nel senso che ci passavamo la palla solo tra di noi. E adesso posso dirlo: Robi Baggio si inc… di brutto”.
Se veramente poteva tornare al Milan qualche anno fa
“Sì, era il 2018 e Gattuso mi chiamò perché la proprietà cinese pensava alla squadra B e avrei dovuto far partire il progetto. Avevo anche firmato un pre-contratto, poi in estate saltò la società, subentrò Elliott e Leonardo non se la senti di partire”.


