Tra i diversi temi a cui il Milan va incontro mentre si entra in procinto dell’ultimo mese di stagione, che comprende sei giornate di campionato e una semifinale di ritorno di Coppa Italia ancora da disputare, è presente anche quello legato al capitano, Alessio Romagnoli.
Il contratto del numero 13 va in scadenza a giugno 2022, e con ogni probabilità non ci sarà margine per il rinnovo. Silenzio, troppo silenzio attorno al possibile (e sempre più probabile) addio di chi porta la fascia al braccio.

Un triste e silenzioso addio
I giorni, le partite, le settimane scorrono velocemente, ma attorno a Casa Milan si vocifera appena, senza concretezza e senza il solito clamore, l’addio del capitano, pronto a lasciare dopo sette lunghi anni il progetto rossonero. Perché Romagnoli direbbe addio? Facciamo un passo indietro. Che il Milan non voglia strapagare ingaggio dei calciatori e conseguente commissione degli entourage, lo si è capito da quando Maldini e Massara hanno cominciato seriamente a puntare i piedi: dagli addii già superati di Calhangoglu e Donnarumma, fino a quello già segnato di Franck Kessie, che ha scelto di sposare il progetto Barcellona.
La trattativa per la permanenza, seppur con uno spiraglio, è ancora aperta, ma è difficile che possa sbloccarsi per diversi motivi: il primo è legato alle tempistiche, perché il tempo passa e nessuna delle due parti sembra voler cedere davvero alle richieste; il secondo, legato – tanto per cambiare – a Mino Raiola e alle commissioni che il club di Via Aldo Rossi dovrebbe riconoscergli in caso di firma sul nuovo contratto.
Intanto, però, colui che porta la fascia al braccio sta proseguendo il suo possibile ultimo campionato con la gloriosa maglia del Milan, nel silenzio più totale, e soprattutto, senza neanche un minuto in campo. Negli ultimi cinque incontri, tre sono stati saltati a causa infortunio (Napoli, Bologna e Torino), mentre nei restanti due (Empoli e Cagliari) il centrale è rimasto a guardare dalla panchina.
Romagnoli si avvicina ad un triste, silenzioso, ma non troppo doloroso addio: è davvero il momento di dividersi?


