Il Milan di Fonseca è ancora in evoluzione. Tatticamente gli aggiustamenti sono diversi di gara in gara e da avversario ad avversario. Nel bene e nel male il tecnico portoghese sta sorprendendo un po’ tutti, e tra le mancanze ad oggi possiamo annoverare il fatto che non vi sia un modulo di riferimento o un undici titolare.
Si è passati dal 4-2-3-1 al 4-2-4, ora invece sembra esser più orientati verso un 4-3-3 che senza palla diventa 5-3-2. Tanti numeri, non molti interpreti coi quali mettere in pratica le idee. Alcuni giocatori come Fofana, Reijnders e Pulisic si sono fin qui resi insostituibili, altri cercano conferme, altri ancora stanno cercando una collocazione.
La partita del Bernabeu ha fatto capire che Musah è un jolly interessante e che sulla corsia destra può esser un’opzione qualora si voglia ragionare su una linea mobile di difesa che possa trasformarsi a cinque all’occorrenza.
Forse Cagliari poteva esser un campo utile per una controprova. Ovvero provare a porre le stesse situazioni posizionali di Madrid, contro una squadra meno tecnica ma più arrembante come si sapeva sarebbero stati i rossoblu all’Unipol Domus.
Invece ha giocato Chukwueze che ha caratteristiche molto diverse e purtroppo non ha trovato modo di incidere offensivamente come gli era stato richiesto. Il risultato tattico è stato che gli uomini di Nicola hanno sfondato costantemente sulla fascia destra rossonera, chiudendo spesso le azioni poi con traversoni che arrivavano sulla mancina.
Quel che si chiede a Fonseca è un’identità più precisa nei match per tipologia più frequenti, ovvero quelli contro le medio piccole del nostro campionato. Ha dimostrato di saper preparare in modo originale e valido le grandi sfide. Tuttavia se si vuole ricucire lo strappo in classifica, servono soluzioni pronte all’uso per dar sicurezza e fiducia alla squadra e di conseguenza all’ambiente.


