Sono 5 mesi che il Milan vive settimane difficili: non accadeva dalla stagione 2019/20 che il Diavolo si trovasse costretto ad inseguire per acciuffare un piazzamento in Champions League. In campionato sono 23 punti in 15 partite e… chi lo avrebbe mai detto. Neanche nella peggiore delle ipotesi i tifosi rossoneri avrebbero immaginato un cammino così lento e sofferente, l’equivalente di una squadra fuori dalla corsa scudetto ad ottobre. Eppure, i primi segnali erano arrivati già questa estate, nelle prime giornate di Serie A, dove un Milan poco equilibrato e con la testa ancora sotto l’ombrellone, subiva 6 reti nelle prime tre giornate. La vittoria del derby aveva “salvato”, in quel momento Fonseca, e a posteriori, qualcuno, avrebbe preferito non vincerlo, perché ad oggi, un cambiamento, avrebbe portato (probabilmente) a qualche punto in più in classifica.
La partita di domani è estremamente delicata: Hellas Verona e Milan scenderanno in campo per giocarsi punti pesantissimi. Fonseca ha solo un risultato da portare a casa, per provare a schivare l’esonero, ancora una volta. Il tecnico portoghese dovrà rinunciare a Morata, Loftus-Cheek, Pulisic, Musah, Okafor, e nonostante questo vuole giocarsi le sue carte schierando, ancora una volta Jimenez e Liberali. Sicuramente un azzardo, soprattutto se hai a disposizione Theo Hernandez e lo tieni in panchina, affermando in conferenza che non è una scelta punitiva… quando in realtà lo è! Perché in questo modo, si mette a repentaglio il futuro prossimo del Milan, che viaggia ad una media punti da metà classifica, e senza una scossa, difficilmente raggiungerà il treno per la Champions League.
Ancor più strano è che Fonseca dica in conferenza che, durante la preparazione delle partite, vede una squadra che lavora con serenità in vista degli incontri. Il clima – secondo quanto riferito dal tecnico – è di concentrazione e voglia di far bene. Eppure, in ogni post match, l’ex Lille, si trova a dover giustificare e spiegare la prestazione dei suoi giocatori, riducendo il tutto ad una questione mentale. Anch’egli, però, dovrebbe prendersi le proprie responsabilità: se i calciatori non hanno attecchito con lui, non può essere solo colpa loro. Se i casi sono più di due, non può essere solo colpa dei calciatori. Probabilmente alla squadra servirebbe qualcosa di diverso, ma il tempo stringe, ed il margine di errore è ridotto allo zero. Il Diavolo è praticamente obbligato ad un filotto di vittorie per non dover rischiare di guardare le altre squadre italiane nel più grande palcoscenico europeo, e ritrovarsi, ancora una volta, all’ennesima rivoluzione tecnica.
Degli errori della società se n’è parlato abbastanza, così come si è parlato dei calciatori che non stanno performando come dovrebbero. Ma se questo non è avvenuto, in parte è colpa anche dell’allenatore. Dunque, per rimettersi in moto nel migliore dei modi, tutti dovrebbero fare un passo indietro, prendersi le proprie responsabilità, parlarsi, e provare a cambiare marcia. Prima che sia troppo tardi…

Milan: Theo Hernandez, Mike Maignan, Paulo Fonseca, Davide Calabria, Alvaro Morata, Lorenzo Torriani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

