In Serie A, il problema degli arbitraggi non riguarda soltanto gli errori in campo, ma anche l’assenza di un interlocutore a cui chiedere spiegazioni. Al centro della vicenda ci sono il cambiamento dei criteri di utilizzo del VAR nelle ultime settimane e il mancato funzionamento della figura del referente arbitrale per i club, incarico affidato ad Andrea De Marco ma rimasto, di fatto, senza applicazione.
Come racconta Repubblica, la gestione della tecnologia ha mostrato orientamenti differenti nel giro di poche giornate. Prima della sosta, con la linea introdotta dal designatore Daniele Orsato, il VAR era stato utilizzato soltanto in rarissime occasioni. Nelle ultime due giornate, invece, il ricorso alla tecnologia è aumentato, alimentando dubbi sull’omogeneità dei criteri di valutazione.
Una situazione che ha provocato anche la presa di posizione di Eusebio Di Francesco. L’allenatore del Lecce ha sintetizzato così il malcontento: «Non si capisce più quale sia il metro e la cosa che fa più male è che non sai nemmeno a chi chiedere spiegazioni».
Serie A, il referente arbitrale che non può lavorare
Le parole di Di Francesco evidenziano il nodo della questione. Il referente arbitrale per i club avrebbe dovuto garantire un collegamento diretto tra le società e gli organi tecnici, diventando il punto di riferimento per chiarimenti sul regolamento, interpretazioni degli episodi controversi e dubbi sull’applicazione delle direttive arbitrali.
Per svolgere efficacemente questo ruolo, però, è fondamentale che la persona incaricata sia riconosciuta come un interlocutore credibile sia dalle società sia dai vertici arbitrali.
La scelta è ricaduta su Andrea De Marco, ex arbitro che ha già ricevuto la prima mensilità di un contratto da 50mila euro all’anno. Il suo incarico, tuttavia, sarebbe bloccato dai rapporti con Orsato, che non gradirebbe la nomina.
Il designatore avrebbe preferito Eugenio Abbattista, considerato un suo fedelissimo e coinvolto nella vicenda che ha riguardato il precedente designatore Gianluca Rocchi. Abbattista è stato tra coloro che hanno presentato accuse in Procura nell’ambito dell’inchiesta, successivamente archiviata.
La sua candidatura, però, avrebbe incontrato l’opposizione di diverse società, che gli contestavano anche la scelta di affidare a una trasmissione televisiva le proprie confessioni sul sistema arbitrale.
Referente arbitrale Serie A, lo scontro tra FIGC e Lega
La selezione del referente si è trasformata in un lungo confronto tra FIGC e Lega Serie A, con le due istituzioni che si sono reciprocamente attribuite la responsabilità della decisione. Il percorso ha portato alla definizione di una rosa di tre candidati: Eugenio Abbattista, Stefani e Andrea De Marco. A quel punto, le società sono state chiamate a esprimere la propria preferenza, ma undici club hanno scelto di astenersi, sostenendo che la decisione non spettasse a loro.
Alla fine, De Marco è risultato il candidato più votato, con sette preferenze, ottenendo così l’incarico. Una scelta che, tuttavia, non avrebbe risolto il problema del rapporto con il designatore arbitrale. Il risultato è una situazione paradossale: un referente formalmente nominato, con un contratto attivo e già retribuito, ma senza la possibilità di svolgere concretamente la funzione per cui è stato scelto.
Caos VAR, i club restano senza risposte sugli arbitraggi
La vicenda si inserisce in una fase delicata per il sistema arbitrale italiano. Il cambiamento nell’utilizzo del VAR e le contestazioni sulle interpretazioni degli episodi hanno riacceso il dibattito sulla necessità di criteri chiari e uniformi.
In questo contesto, il referente arbitrale avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di dialogo tra le società e gli organi tecnici, contribuendo a ridurre le incomprensioni e a fornire spiegazioni sulle decisioni più discusse.
Al momento, invece, i club si ritrovano senza un punto di riferimento operativo a cui rivolgersi. Il caso De Marco-Orsato rischia così di trasformare una figura pensata per migliorare la comunicazione in un incarico soltanto formale, proprio mentre il tema della trasparenza arbitrale torna al centro delle polemiche in Serie A.


