Vorremmo rivederlo ancora così, San Siro, come lo raccontava Gianni Brera: affascinante di notte, illuminato come un grande transatlantico che solca un oceano scuro. Esordisce così l’edizione odierna di Tuttosport per parlare della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Stasera i “posaglutei” sugli spalti non mancheranno e lo stadio indosserà un abito solenne, quasi teatrale. Più Scala che stadio, vista l’aria di grande evento che aleggia. E in fondo San Siro è sempre stato anche questo: un luogo di cultura, non solo sportiva, capace di leggere l’animo popolare e di alimentare passioni profonde.
Dopo un secolo di vita – la prima partita si giocò il 19 settembre 1926, un derby amichevole tra Milan e Inter – lo stadio simbolo di Milano si prepara a vivere una passerella speciale. L’inizio di un’Olimpiade non è un onore che capita a molti impianti. E se questa serata rappresenta l’ultima grande recita davanti al mondo prima dell’addio, il sipario cala comunque con dignità, dopo aver condiviso con il Duomo, la Triennale e la Scala un ruolo iconico nell’immaginario cittadino. Non è un caso che a “proteggere” questo tempio centenario ci sia un santo, San Siro, vescovo e martire vissuto a Pavia, a cui era dedicata una piccola chiesa nel quartiere. Uno stadio diventato anche luogo di culto, ospitando le messe di Benedetto XVI nel 2012 e di Papa Francesco nel 2017.
San Siro, la Scala del calcio sotto le luci della notte
Ribattezzato Giuseppe Meazza nel 1980, poco dopo la scomparsa di Peppin, San Siro racconta una storia che va ben oltre il calcio. È stato casa di boxe, rugby e musica, con un elenco di concerti che fa invidia a qualsiasi arena mondiale: Bob Marley, i Rolling Stones, David Bowie, Madonna, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Michael Jackson, fino ai grandi italiani come Baglioni, Ligabue ed Edoardo Bennato. Vasco Rossi detiene il record assoluto, con 36 concerti: anche questa è una forma di sport, di resistenza e di passione.
Sul prato hanno lasciato il segno Milan e Inter, bauscia e casciavit, con campioni che hanno attraversato epoche: da Rivera a Mazzola, da Van Basten a Ronaldo, da Baresi a Zenga. Fino al 1947 lo stadio fu esclusiva del Milan, poi divenne la casa condivisa delle due anime calcistiche della città. Acquistato dal Comune nel 1935, San Siro fu già teatro del Mondiale del 1934, con la leggendaria semifinale tra Italia e Austria. Da allora, una lunga sequenza di eventi storici: Europei 1980, Mondiali 1990 con Argentina-Camerun, finali di Champions, di Coppa Uefa, Nations League e molto altro.
Un tempio di sport, musica e memoria collettiva
Ma San Siro è stato anche rugby – con gli 81 mila spettatori per Italia-Nuova Zelanda nel 2009 – e boxe epica: dalle imprese di Duilio Loi alle notti leggendarie di Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi. Ottantamila persone, incassi record, volti celebri a bordo ring. Storie che oggi sembrano lontane, ma che hanno costruito il mito.
Stasera le luci si accenderanno ancora per un ultimo grande galà. Poi San Siro tornerà alla sua quotidianità fatta di calcio, concerti, bellezze e contraddizioni. Fino al giorno in cui, forse, quelle luci non si accenderanno più…


