La società di Milan e Inter, Stadio San Siro Spa, resta proprietaria dello stadio, ma qualunque intervento dovrà fare i conti con una causa che mette in discussione la validità del rogito. In pratica, secondo quanto riportato da La Verità, prima di avviare ruspe e cantieri sull’impianto meneghino bisognerà chiarire se il Comune avesse effettivamente la possibilità di vendere l’impianto. Il problema ruota intorno a cinque giorni. Palazzo Marino ha ceduto San Siro il 5 novembre 2025. Il 10 novembre, invece, il secondo anello avrebbe raggiunto i 70 anni, soglia rilevante per la verifica prevista dal Codice dei beni culturali. Proprio su questo punto Beppe Sala potrebbe essersi fatto un gigantesco autogol.
La questione dei cinque giorni
Spiega il quotidiano milanese che la tesi sostenuta nell’azione legale è che proprio quei cinque giorni abbiano fatto la differenza. Vendendo il 5 novembre, il Comune avrebbe fatto uscire San Siro dal patrimonio pubblico proprio alla vigilia del raggiungimento dei 70 anni, cioè prima che potesse partire la verifica prevista per i beni culturali pubblici.
L’effetto, si legge nell’atto, sarebbe stato quello di «impedire che il procedimento si attivasse pochi giorni dopo». E il rischio non era sconosciuto. Già nel 2023, infatti, la Commissione regionale per il patrimonio culturale aveva riconosciuto in anticipo, relativamente al secondo anello, la «sussistenza dell’interesse culturale semplice».
La richiesta di annullare la vendita
Per questo, nell’atto di citazione presentato dall’avvocato Braghò, viene chiesto al Tribunale di dichiarare nulla la vendita per «frode alla legge». Il punto non è che il 5 novembre fosse vietato firmare il rogito. L’accusa è un’altra: la vendita sarebbe stata conclusa proprio prima che potesse scattare la tutela, ottenendo per altra via un risultato che la legge avrebbe potuto impedire. Nelle conclusioni si parla di un contratto utilizzato come «mezzo per eludere l’applicazione dell’art. 12» e il relativo regime di inalienabilità.
C’è poi una seconda tesi: il secondo anello di San Siro potrebbe essere stato già tutelato dal 2005, quando era ancora in vigore la soglia dei 50 anni, successivamente innalzata a 70 nel 2011. L’azione è stata promossa da un cittadino milanese, A.O., attraverso l’articolo 9 del Testo unico degli enti locali. La norma consente a un elettore di sostituirsi al Comune quando l’ente non esercita azioni a tutela dei propri diritti patrimoniali. La citazione insiste proprio sull’«inerzia del Comune di Milano».
Gli avvertimenti prima del rogito
Palazzo Marino, sostiene Braghò, era stato avvertito delle criticità e non avrebbe poi promosso azioni sulla validità del contratto. Gli avvertimenti, infatti, erano arrivati già prima della firma. Il 22 ottobre era stato segnalato che fissare il rogito entro il 10 novembre avrebbe potuto essere «finalizzato a evitare il vincolo». Il 25 ottobre, poi, era stato chiesto di «posticipare prudenzialmente la data del rogito». Infine, il 30 ottobre, era stata sollevata la questione della soglia dei 50 anni. Il Comune, nonostante gli avvertimenti, andò avanti con la vendita.


