Il nuovo attaccante del Milan Gonçalo Ramos ha rilasciato una lunga intervista a DAZN per parlare della sua esperienza rossonera fino ad ora e degli obiettivi. Di seguito le parole di Ramos.
Ramos se è al Milan per fare la storia
«Certo. Non solo io, ma credo che chiunque venga in questo Club voglia farne la storia. Il Milan di suo è già la storia. Noi vogliamo renderla ancora migliore e conquistare più trofei, vittorie e tutto».
Sull’essere il sogno dei tifosi
«Non penso molto a quanto sono stato pagato ma più alla fiducia che il Milan ha riposto in me. Per me è un buon segnale che mi abbiano pagato tanto, significa che credono in me. Mi piace vederla così: si fidano di me, quindi devo dimostrare il mio valore e devo aiutare il club a vincere, è una motivazione, anche una pressione ma buona.
Non penso si possa avere una soluzione per gestire la pressione, tutti quelli che si trovano in determinati momenti la sentono e poi dipende dalla persona. A me piacciono i momenti di pressione perché sono belli, senti davvero il momento. Non hai pressione in momenti che non contano. Ti alleni tutti i giorni, ma in allenamento non senti pressione. Puoi sbagliare tanto, migliorare e provare cose nuove. In grandi partite o momenti senti la pressione e a me piace molto, è un buon segnale perché vuol dire che stai facendo e puoi fare cose importanti e aiutare la squadra».
Se sente che prima o poi segnerà sempre
«Mi piace pensarla così perché fare gol è il mio lavoro, ma mostra anche la mia mentalità e il mio lavoro di tutti i giorni, non solo nella partita. Cerco di fare tutto il possibile per essere vicino al gol e ovviamente non è bello sbagliare, nessuno vuole farlo, ma è importante lavorarci perché se ci pensi tutta la partita non puoi aiutare la squadra, non puoi essere importante nella partita. Se lasci che queste cose influenzino la tua mentalità è la fine».
Su come può portare al Milan la sua mentalità vincente
«Credo di essere già un giocatore esperto perché ho imparato molto dai giocatori con cui ho giocato, anche qui continuo ad imparare, però ho già vinto titoli importanti, è bello portare una mentalità vincente alla squadra. Il modo migliore è lavorare duro e ogni giorno, è una cosa contagiosa».
Sul suo primo gol
«Bellissimo, è una sensazione incredibile segnare a casa, sentire i tifosi e la magia dello stadio. Bello anche poter mostrare un po’ di me, bello passare il messaggio che segno ai tifosi».
Sul suo obiettivo di gol per una stagione positiva
«Per me sarebbe una stagione positiva se vincessimo lo Scudetto. Non mi interessano i gol, se vinciamo lo scudetto è positiva, se segno 100 e arriviamo settimi non conta niente. Voglio vincere più di segnare, l’importante è vincere anche se non segno».
Sul suo primo ricordo del Milan
«Non ho un ricordo specifico, ma quando ero piccolo mio papà mi parlava molto del Club, che era il suo preferito. Il suo sogno era che giocassi qui, il mio ricordo sono le parole di mio papà.
Che rapporto ho con lui? Dopo ogni partita ci parlo, è la prima persona a cui chiedo l’opinione, è come l’allenatore della mia vita, è bello averlo vicino perché mi dice sempre la verità, vuole aiutarmi. Consiglio più grande? Niente in particolare, dopo ogni partita cerca di aiutarmi. L’aiuto più grande non è un qualcosa di specifico, ma tantissime cose che mi ha detto.
Famiglia? La famiglia è importantissima per me, mi aiuta a staccare dal calcio perché è importante godersi i momenti con loro. Non è sano pensare tutto il giorno agli allenamenti, hai bisogno della famiglia. Sono con me nei momenti negativi e positivi, bello avere questa stabilità. Mio figlio sta crescendo ora e ricorderà solo il Milan, i suoi primi ricordi saranno rossoneri».
Sul suo sogno ora
«Il mio sogno è vincere molte cose qui al Milan e provare ad aiutare la squdra a tornare a vincere trofei e di fare qualcosa di magico con questa squadra».
Sulla maledizione del numero 9
«Non ci penso, in molti mi hanno parlato di questa maledizione, ma non ci penso perché c’è stato Olivier Giroud, ha giocato fino a poco fa e per lui non era maledetta. Per me non è un problema, è un onore indossare questa maglia, pesante, ma signfica anche fiducia. Mi piace davvere indossare questa maglia, spero di segnare tanti gol.
Come mi ha convinto Amorim? Io ero già convinto del Club, è il Milan, ma il mister mi ha detto che contava su di me, che sarei stato importante. Voglio far parte di un progetto in cui sono importante e in cui posso aiutare con gol.
Mi ricordo quando mi ha chiamato? Si. è facile perché ero al Mondiale con la nazionale. Sono andato in camera e abbiamo parlato, lo ricorderò per sempre.
Con chi ho il miglior rapporto? Prima era Leao, ma è andato via. Credo comunque di trovarmi bene con tutti perché molti parlano francese e io lo parlo, poi c’è Diego Moreira che parla portoghese, Gila spagnolo, anche con Chukwueze mi trovo bene, ma in generale parlo con tutti, è facile stare nel nostro spogliatoio».
Sul suo soprannome
«Preferisco O’ Pistoleiro, mi chiamavano O’ Feticeiro quando al Benfica per uno scherzo con le persone delle giovanili, ma ora preferisco O’ Pistoleiro».
Sulla cosa più importante per lui
«La mia famiglia. Nel calcio? Vincere».



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