Sei mesi vissuti con un solo obiettivo: arrivare al Mondiale nella miglior condizione possibile. Christian Pulisic ha gestito il proprio fisico, ha stretto i denti, ha convissuto con acciacchi e inevitabili rinunce pur di farsi trovare pronto nel momento più importante della stagione. Eppure il paradosso è servito: il torneo che avrebbe dovuto rilanciarlo ha finito per riaprire tutte le incognite sul suo futuro.
Tre sostituzioni per infortunio in cinque partite sono un dato che non può essere liquidato come una semplice coincidenza. Al contrario, raccontano una realtà che il Milan non può permettersi di ignorare. Il l problema non è il valore del giocatore, mai in discussione. Il problema è capire se il suo fisico sia ancora in grado di sostenere i ritmi di una stagione ai massimi livelli.
Il discorso allora si allarga. Quando sta bene, Pulisic è uno dei pochi calciatori della rosa rossonera capaci di spostare realmente gli equilibri. Ha qualità, personalità (silenziosa) e quella capacità di risolvere le partite con una giocata che non si insegna. Perdere un giocatore così sarebbe un impoverimento tecnico evidente. Ma costruire un progetto attorno a un calciatore che rischia di fermarsi con frequenza rappresenta un’incognita altrettanto importante.
Il Milan, probabilmente, non ha alcuna intenzione di privarsi di lui. Sarebbe una scelta difficile da giustificare sul piano tecnico. Ma allo stesso tempo la società dovrà interrogarsi su quanto sia prudente affidare ancora una volta una fetta così importante delle proprie ambizioni a un giocatore che negli ultimi mesi ha lanciato segnali tutt’altro che rassicuranti.
Il futuro di Pulisic, allora, potrebbe non dipendere dal mercato, dalle offerte o dalla volontà del giocatore. Potrebbe dipendere esclusivamente dalla sua tenuta fisica. Se riuscirà a ritrovare continuità, il Milan avrà ancora uno dei migliori esterni della Serie A. Se invece gli infortuni continueranno a presentarsi con questa frequenza, anche le certezze più solide potrebbero trasformarsi in riflessioni.
Perché il Mondiale avrebbe dovuto essere il punto di ripartenza, così come per Gimenez. Invece rischia di essere diventato il momento in cui, per la prima volta, qualcuno ha iniziato a chiedersi se il vero avversario di Christian Pulisic non sia più il difensore di turno, ma il suo stesso fisico.


